News Finanza Indici e quotazioni A Wall Street la paura ora è per la recessione, nessun sollievo da dato inflazione. Dow Jones crolla di oltre 500 punti, Nasdaq -2%

A Wall Street la paura ora è per la recessione, nessun sollievo da dato inflazione. Dow Jones crolla di oltre 500 punti, Nasdaq -2%

Wall Street in ribasso, anche sulla scia della diffusione di alcuni numeri, dal fronte macro, che potrebbero indicare che l’inflazione Usa ha toccato il picco.

Alle 15.45 circa ora italiana, pochi minuti dopo l’avvio delle contrattazioni, il Dow Jones scende di oltre 500 punti (-1,74%), a 30.491 punti circa; lo S&P 500 arretra dell’1,64% a 3.756, mentre il Nasdaq scende di oltre il 2% a 10.945 punti.

E’ vero che, dagli stessi numeri è emersa anche una frenata evidente nella crescita delle spese per consumi, che può avallare i timori sull’arrivo di una recessione negli Stati Uniti.

D’altronde, i mercati finanziari in questi ultimi giorni stanno scontando più la prospettiva di un hard landing che quella di ulteriori fiammate dei prezzi. E la sessione odierna, almeno per ora, sta confermando proprio come ad assillare i mercati sia ora più il rischio di una recessione che di ulteriori impennate dei prezzi.

Reso noto oggi l’indice PCE core, noto per essere il parametro preferito dalla Fed per monitorare l’inflazione, e che viene pubblicato all’interno del rapporto relativo alle spese per consumi e ai redditi personali.

Su base annua e nel mese di maggio l’indice PCE core è salito del 4,7%, meno del +4,8% atteso dal consensus, e in rallentamento rispetto al precedente rialzo del 4,9%.

Su base mensile, il trend è stato di un aumento dello 0,3%, meno del +0,4% atteso. E bastano questi numeri a far sperare che l’inflazione stia rallentando il passo.

Il PCE headline è salito invece su base annua del 6,3%, stesso ritmo di aprile. Su base mensile, il rialzo è stato dello 0,6%, in accelerazione rispetto al +0,2% precedente.

Guardando agli altri numeri, i redditi personali sono saliti dello 0,5% a maggio, come da attese, mentre le spese per consumi hanno rallentato il passo, salendo a maggio dello 0,2%, rispetto al +0,9% precedente, al di sotto del rialzo atteso dal consensus, pari a +0,4%. E questo trend potrebbe essere un segnale di allarme per le condizioni di salute dell’economia americana.

Da un lato, la decelerazione delle spese per consumi e l’indebolimento dell’inflazione core portano gli investitori a sperare che la fiammata dei prezzi abbia toccato il picco e che dunque i rialzi dei tassi da parte della Fed possano essere meno aggressivi: e questa è una cosa positiva. Il rallentamento dei consumi può tuttavia alimentare ulteriormente la paura di un hard landing.

Oggi, 30 giugno, è l’ultima seduta del mese per Wall Street, che certifica anche la fine del secondo trimestre e del primo semestre dell’anno.

Le cose, per la borsa Usa, non sono andate affatto bene, in particolare per il Nasdaq, che si appresta a chiudere il terzo mese consecutivo di ribassi.

L’indice dei titoli hi-tech è stato particolarmente colpito dalla rotazione in atto sull’azionario, che ha visto gli investitori uscire soprattutto dai titoli growth. Il Nasdaq Composite viaggia a un livello inferiore di oltre -30% rispetto al record di sempre testato il 22 novembre del 2021.

I sell non hanno risparmiato le Big Tech: dall’inizio dell’anno Netflix è crollata del 70%, Apple e Alphabet hanno perso il 22% circa, Meta, la holding a cui fa capo Faceboook, è scivolata del 51%.

Guardando al secondo trimestre, il Nasdaq è sceso negli ultimi tre mesi di contrattazioni di oltre -20%, ed è orientato a concludere il trimestre peggiore dal 2008.

Sempre su base trimestrale, sia il Dow Jones che lo S&P 500 si apprestano a riportare nel secondo trimestre del 2022 la peggiore performance dal 2020, ovvero dal periodo a cui si fa risalire l’inizio della pandemia Covid.

Dall’inizio dell’anno, e dunque nel primo trimestre, lo S&P ha perso inoltre il 20% circa, riportando la perdita semestrale peggiore dal 1970, quando soffrì una flessione pari a -21,01%.

“Il balzo dell’inflazione, la transizione della politica monetaria della Fed (verso un approccio sempre più hawkish) le valutazioni delle azioni storicamente elevate sono stati tutti fattori a cui gli investitori hanno pensato mentre l’anno iniziava – ha commentato John Lynch, chief investment officer di Comerica Wealth Management, stando a quanto riportato dalla CNBC – La combinazione dei lockdown anti-Covid-19 in Cina e dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha provocato una escalation ulteriore della volatilità, con gli investitori che sono diventati sempre più preoccupati per la possibilità di una recessione globale entro il prossimo anno”.

Ieri chiusura contrastata per la borsa Usa, con il Dow Jones Industrial Average in rialzo di 82,32 punti, (+0,27%), a 31.029,31 punti; lo S&P 500 piatto con un calo pari a -0,07% a 3.818.83, e il Nasdaq Composite anch’esso ingessato con una variazione pari a -0,03% a 11.177,89 punti.

Il fatto che il presidente della Fed Jerome Powell, ieri a Sintra, in Portogallo, in occasione del Forum sulle banche centrali organizzato dalla Bce, abbia ammesso di nuovo di non poter escludere un hard landing, dunque l’arrivo di una recessione, deprime i mercati.

“Certamente esiste il rischio di andare troppo in là nella nostra lotta contro l’inflazione”, ha detto il banchiere centrale.

Il Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed, si riunirà il prossimo 26 luglio per annunciare la sua decisione sui tassi il 27 luglio.

Ieri Loretta Mester, presidente della Federal Reserve Bank di Cleveland e membro votante del Fomc, ha detto di essere favorevole a un altro rialzo dei tassi Usa di 75 punti base nella prossima riunione di luglio.

La Fed ha alzato i tassi agli inizi di questo mese di 75 punti base, in quella che è stata la stretta monetaria più forte dal 1994, al fine di sconfiggere un’inflazione che viaggia negli Stati Uniti al record degli ultimi 40 anni.

“Se le condizioni dovessero rimanere esattamente le stesse di oggi, in occasione del prossimo meeting, sarei favorevole a un rialzo dei tassi di 75 punti base, perché non ho ancora visto quei numeri dell’inflazione necessari affinché si possa tornare a una stretta di 50 punti base”, ha detto Mester, intervistata dalla CNBC.

La paura di una recessione è ben evidente anche nel mercato dei Treasuries Usa, che negli ultimi giorni sono stati a essere oggetto di acquisti dopo il tonfo delle settimane precedenti.

Più che scontare l’inflazione, ora i tassi scontano l’hard landing, con quelli decennali che scendono al 3,024%.