Finanza Notizie Italia Scattata la stangata dazi Usa su Made in Italy: Parmigiano Reggiano tra vittime illustri

Scattata la stangata dazi Usa su Made in Italy: Parmigiano Reggiano tra vittime illustri

Arriva la stangata firmata da Trump sul Made in Italy. Nella mezzanotte ora di Washington, le 6 del mattino in Italia, è entrato ufficialmente in vigore l’aumento dei dazi da 7,5 miliardi di dollari su diversi prodotti dell’Unione europea.

Le tariffe punitive avevano ricevuto il benestare del WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, agli inizi di ottobre: L’Italia rischia un conto da 1 miliardo, aveva avvertito Coldiretti in un’analisi pubblicata in quei giorni.

“In pericolo – si leggeva nella nota di Coldiretti – sono soprattutto i formaggi, per le pressioni della lobby dell’industria casearia Usa che ha scritto al Presidente degli Stati Uniti Trump per chiedere di imporre dazi alle importazioni di formaggi europei al fine di favorire l’industria del falso Made in Italy che ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni dal Wisconsin alla California fino allo Stato di New York. Quello americano è, dopo la Germania, il secondo mercato estero per Parmigiano Reggiano e Grana Padano“.

L’ACCORATO APPELLO CONTRO I DAZI DEL PRESIDENTE CONSORZIO PARMIGIANO REGGIANO

Ieri, un accorato appello affinché le autorità si muovano per evitare un salasso sul parmigiano reggiano in particolare è stato lanciato da Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano:

“Siamo amareggiati perché si va a colpire ingiustamente uno dei settori più forti della nostra economia. L’Italia si trova a pagare una bolletta veramente insensata. A questo punto servirà un piano di intervento straordinario dell’Unione Europea – un sostegno per assorbire il colpo rilanciando azioni di sviluppo – per evitare che gli effetti dei dazi diventino traumatici per la nostra filiera”.

Bertinelli, che paventa il rischio di un crollo dei consumi, ha continuato:

“Chiediamo l’aiuto e il sostegno del Governo e dell’Unione Europea, sia per riallocare il prodotto che non verrà venduto negli USA, sia per le spese legali che continuiamo a sostenere per difendere le Dop dagli attacchi delle multinazionali che vogliono mettere le mani sul business dei prodotti a indicazione geografica. Proprio qualche giorno fa, un documento della National Milk Producers Federation (l’Associazione dei produttori di latte che produce più dei due terzi del latte americano) ha reso esplicita la volontà del Governo Americano di fare guerra alle indicazioni Geografiche Europee. È chiaro per quale motivo nell’elenco dei prodotti soggetti a dazio aggiuntivo del 25% ci siano solo determinate indicazioni geografiche italiane, come il Parmigiano Reggiano. I dazi non sono altro che una ripicca perché l’Europa tutela le DOP registrate: i formaggi americani (come il Parmesan, ma anche l’Asiago o il Gorgonzola, la Fontina made in USA) non possono pertanto entrare all’interno dell’Unione Europea. Le pretese del governo americano sono assurde: noi non permetteremo mai agli americani di vendere il Parmesan in Europa. Altrimenti, non saranno solo le aziende italiane a subire un danno, ma i consumatori stranieri che vengono ingannati perché acquistano un fake nella convinzione di acquistare il vero Parmigiano Reggiano”.

COLDIRETTI: DAZI COLPISCONO ALIMENTARI CON BOOM EXPORT 13% DA GENNAIO-AGOSTO

Una ulteriore denuncia sui dazi che si stanno abbattendo in particolare sul Made in Italy ha avuto come mittente nelle ultime ore un’altra analisi della Coldiretti, stilata sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero ad agosto, che ha commentato la decisione della Rappresentanza Usa per il commercio (Ustr) di aumentare i dazi, a causa delle tensioni ben note tra i colossi aerospaziali tra l’americana Boeing e la francese Airbus.

“Nel mercato Usa – si legge nella nota di Coldiretti – il Made in Italy è cresciuto fino ad ora più del doppio rispetto al mercato mondiale dove la crescita è stata pari ad appena il 2,6% nei primi otto mesi. Ad essere maggiormente interessati dai dazi sono peraltro i prodotti alimentari che fanno registrare in Usa un boom del 13% da gennaio ad agosto 2019 dopo aver messo a segno nel 2018 il record dell’export a 4,2 miliardi. Dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano fino al Gorgonzola ma anche salumi, agrumi, succhi e liquori per un valore delle esportazioni di circa mezzo miliardo di euro saranno colpiti da dazi aggiuntivi del 25% che provocheranno il rincaro dei prezzi al consumo ed una preoccupante riduzione degli acquisti da parte dei cittadini e ristoratori statunitensi”.

Nel commentare l’incontro del Capo dello Stato Sergio Mattarella con Donald Trump, il presidente di Coldiretti Ettore Prandini ha affermato che è stata “importante l’apertura del presidente degli Stati Uniti Donald Trump all’Italia che rischia di essere ingiustamente punita dai dazi Usa per la disputa tra Boeing e Airbus che è essenzialmente un progetto francotedesco a cui si sono aggiunti Spagna e Gran Bretagna”.

“In questo contesto – ha continuato Prandini – è importante che la proposta della Coldiretti di attivare aiuti compensativi per azzerare l’effetto dei dazi americani su alcuni prodotti agroalimentari sia stata accolta dal Governo italiano e portata all’attenzione dell’Unione Europea”.

E’ dunque indispensabile “rafforzare i programmi di promozione dei prodotti agricoli nei paesi terzi e concedere aiuti nazionali agli agricoltori che rischiano di subire gli effetti di una tempesta perfetta tra dazi Usa e Brexit, dopo aver subito fino ad ora una perdita di un miliardo di euro negli ultimi cinque anni a causa dell’embargo totale della Russia“.

Aperture sui dazi contro il Parmigiano e l’agroalimentare italiano sono arrivate nelle ultime ore con le dichiarazioni del consigliere economico alla Casa Bianca, Larry Kudlow, che ha detto che l’applicazione dei dazi sul Made in Italy “non puo’ essere l’ultima parola”.

“Trump ha detto che esaminerà le istanze dell’Italia, che vorrebbe scongiurare le tariffe anche perché Roma non è direttamente coinvolta negli aiuti di Stato al consorzio Airbus, ma “non è entrato nei dettagli- ha detto Kudlow, che era presente all’incontro Trump-Mattarella,

Amo il parmigiano, peccato che dobbiamo imporre tariffe” commerciali, ha precisato il consulente alla Casa Bianca.

Il parmigiano reggiano sarebbe una delle vittime più illustri del made in Italy: Attualmente il prezzo si attesta in America attorno ai 40 dollari al kg. Se, a causa dei rialzi tariffari, i listini aumentano a 60 dollari al kg, il Consorzio stima una perdita di quota di mercato del 90%.

Agli inizi di ottobre, nel commentare la decisione del WTO, Vèronique Richez-Lerouge, presidente dell’ associazione per la difesa dei formaggi delle regioni francesi, la Fromage de Terroirs, aveva lanciato una proposta provocatoria in risposta ai dazi di Tariff Man: “Perchè non tassiamo la Coca-Cola?”

Oltre al Parmigiano Reggiano, altri prodotti italiani colpiti dai dazi al 25% saranno il pecorino, i liquori e gli amari. Tariffe al 25% anche per i vini francesi, le olive greche, il whiskey scozzese.