Finanza Notizie Italia Nomine Bankitalia, ancora congelata posizione Signorini. Borghi auspica discontinuità e parla anche di oro

Nomine Bankitalia, ancora congelata posizione Signorini. Borghi auspica discontinuità e parla anche di oro

Bankitalia rimane osservata speciale di Claudio Borghi, responsabile economico della Lega e presidente della Commissione bilancio della Camera, sia per quanto riguarda l’oro depositato nei suoi forzieri, che per il capitolo “nomine”.

La polemica su Bankitalia è esplosa dieci giorni fa circa quando, in vista delle elezioni regionali in Abruzzo, i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio si sono scagliati contro Palazzo Koch. Entrambi avevano usato parole forti, auspicando l’azzeramento dei vertici di Bankitalia. A fronte dei toni di Salvini-Di Maio, il ministro dell’economia Giovanni Tria aveva blindato l’istituzione, in vista della scadenza di diversi mandati.

Un mandato, scaduto lo scorso 11 febbraio, è quello del vicedirettore generale di Bankitalia Luigi Federico Signorini.

Il prossimo 10 maggio scadranno i termini per l’altro vicedirettore generale di Bankitalia Valeria Sannucci e per il direttore generale Salvatore Rossi. 

Il rinnovo di Luigi Federico Signorini come vicedirettore generale della Banca d’Italia è stato bloccato per i veti del M5S manifestati durante il consiglio dei ministri del 7 febbraio, e rimane tuttora congelato.

Stando a recenti indiscrezioni del Sole 24 Ore, Salvini si è detto pronto ad affidarsi alle competenze del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del ministro dell’Economia Tria. Il dossier resta dunque in mano a Conte, che dovrebbe promuovere la nomina presso il Capo dello Stato.

Non è escluso che tutto possa restare sospeso per qualche tempo: il direttorio funziona anche a quattro, ed è accaduto del resto anche in passato.

Occhio tuttavia alle indiscrezioni riportate qualche ora fa da Affaritaliani.it che segnala come il nome di Signorini sia diventato quasi un tabù:

“Chi tocca BankItalia muore, spiegano ad Affaritaliani.it alcuni neoeletti del Carroccio interpellati sul tema nomine. Però il fatto che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a cui, di concerto con il ministro dell’Economia e sentito il Consiglio dei ministri, spetta la promozione di un decreto che viene varato dal Presidente della Repubblica per deliberare la riconferma da parte del Consiglio superiore di Banca d’Italia di Luigi Federico Signorini a vicedirettore generale, non abbia ancora mosso un dito fa pensare che Palazzo Chigi voglia confermare quella “discontinuità” chiesta a Vicenza sia da Matteo Salvini sia da Luigi Di Maio”.

BORGHI SU NOMINE BANKITALIA: SPERO RECEPISCA DESIDERIO DI DISCONTINUITA’

Proprio dell’esigenza di questa discontinuità ha parlato ieri, rispondendo alle domande dei giornalisti, il presidente della Commissione di bilancio della Camera, Claudio Borghi.

Borghi ha precisato che “è assurdo ed è molto sbagliato pensare che siamo noi che vogliamo fare le nomine. Perché lo statuto attuale prevede che le faccia Banca d’Italia. Ma lo statuto, la legge attuale, prevede anche che ci sia questa minima forma di interazione con il governo che deriva dall’impulso del presidente del Consiglio per il decreto di nomina. Noi stiamo utilizzando esclusivamente questo minimo mezzo di pressione per dire che dal nostro punto di vista ci vorrebbe discontinuità, non stiamo certo lì a dire vogliamo mettere un mio amico o un altro”.

Borghi ha auspicato la condivisione dello stesso obiettivo di discontinuità da parte di Palazzo Koch:

“Bisogna vedere però se Banca d’Italia recepirà questo desiderio di discontinuità, che mi sembra sensato”. Aggiungendo: “a un certo punto anche loro dovrebbero capire che mi sembra che veramente si corre il rischio di far pensare che l’indipendenza tracimi in irresponsabilità”.

Oggi è tornata alla ribalta anche la questione dell’oro, con un articolo del quotidiano La Stampa che ha riportato le dichiarazioni sempre del responsabile economico della Lega.

In merito alla questione relativa alla proprietà delle riserve auree, è stato ricordato come l’attuale direttore generale di Bankitalia Salvatore Rossi avesse sottolineato che spettasse alla Bce stabilire a chi appartenesse l’oro.

Ma Borghi non si era detto affatto d’accordo. E la sua posizione è stata confermata anche nelle ultime ore, come riportato dal quotidiano:

“Ma io non sono assolutamente d’accordo. Penso che spetti all’Italia dire di chi siano le riserve auree. Perché se la Bce dice che sono sue, che facciamo?”

Interpellato da Finanzaonline.com via Twitter, il deputato ha poi risposto con un post, ribadendo che: “Ovviamente, decidiamo noi” (sulla proprietà dell’oro).

Sempre La Stampa, nell’articolo dal titolo “La Bce non conta. Sull’oro di Bankitalia il governo va avanti”, ha reso noto come all’economista, dell’opinione dell’Eurotower, importi alla fine poco:

“I chiarimenti della Bce sulla proprietà delle riserve auree? Se devo essere sincero, la risposta mi interessa abbastanza poco“.