Notiziario Notizie Italia Manovra, plastic tax rinviata e dimezzata. E Patuanelli sogna nuova Iri per Alitalia e Ilva

Manovra, plastic tax rinviata e dimezzata. E Patuanelli sogna nuova Iri per Alitalia e Ilva

Novità sulla legge di bilancio 2020 varata dal governo M5S-PD, con il titolare del Tesoro Roberto Gualtieri che, ospite di diMartedì di La7, parla di modifiche alla plastic tax. “Abbiamo avuto un tavolo con tutti gli operatori della filiera della plastica e abbiamo deciso di lanciare un tavolo permanente per un grande piano nazionale della plastica, parte del quale è una rimodulazione profonda della misura che la riduce sensibilmente e soprattutto non tocca più il ciclo e quindi diventa un incentivo al riciclo”.

Altre delucidazioni sulla plastic tax erano arrivate qualche ora prima dal ministro per lo Sviluppo Economico Stefano Patuanelli. In audizione al Senato Patuanelli aveva spiegato come, “inizialmente, la plastic tax” fosse “prevista al primo gennaio”. La sua efficacia, ha annunciato il ministro, partirà invece dopo almeno sei mesi: “Ho chiesto esplicitamente che fosse traslata almeno di 6 mesi e visto che comunque incide probabilmente in modo troppo rapido sul nostro sistema produttivo la rimoduliamo per allungarla nel tempo e limitarne l’introduzione nel primo periodo ad alcuni specifici prodotti, che sono fortemente impattanti sull’ambiente e che riguardano per esempio le plastiche non riciclabili”.

Dietrofront del governo M5S-PD anche sulle tasse sulle auto aziendali, di cui ha parlato nelle ultime ore lo stesso premier Giuseppe Conte:

Sulle auto aziendali dobbiamo fare ammenda: con umiltà ci siamo messi al lavoro per rimodulare la misura fino a svuotarne l’effetto negativo che potrebbe avere sul sistema produttivo”. Idem Gualtieri: “Abbiamo concluso il lavoro con gli operatori e quindi la misura sulle auto aziendali è stata profondamente rivista: nessuno avrà un euro di tasse in più, perché ci sarà una modifica del sussidio. Per le nuove auto, ci sarà un sussidio aumentato per le auto poche inquinanti e un limitato aumento solo per quelle super inquinaanti. Sarà una misura a gettito quasi zero”.

PATUANELLI SOGNA UNA NUOVA IRI PER ILVA E ALITALIA

Intanto fa discutere il sogno di una nuova Iri del ministro Patuanelli, con cui apre oggi l’edizione odierna del Sole 24 Ore. L’articolo ha un titolo più che indicativo:

“Ilva, Alitalia, acqua: Patuanelli rilancia l’idea di una nuova Iri”.

Il quotidiano riporta le dichiarazioni proferite dal ministro nel corso dell’audizione al Senato e la risposta netta data alla domanda: “State tornando all’Iri?” “Se serve sì, in un momento in cui dobbiamo proteggere la nostra produzione industriale e le nostre imprese”, ha risposto il numero uno del Ministero per lo Sviluppo economico, facendo riferimento ai dossier Alitalia ed ex Ilva: entrambi potrebbero essere esempi di possibili nazionalizzazioni o comunque interventi per “difendere l’’interesse nazionale”.

La privatizzazione del settore siderurgico – ha detto Patuanelli – è stata un errore perché soltanto la presenza forte dello Stato in quella produzione riesce a mettere assieme la produzione siderurgica e gli investimenti in ambito ambientale, altrimenti quella produzione è in perdita”.

A tal proposito, Invitalia secondo il ministro è “una delle possibilità sul campo” per un intervento pubblico sulle acciaierie ex Ilva: “Stiamo valutando diverse ipotesi. Cdp è difficile per lo statuto”.

Altro dossier che scotta è quello eterno di Alitalia, per la quale, al “momento, una soluzione di mercato non c’è”, visto che Atlantia si è sfilata. Dunque, ha affermato Patuanelli, “stiamo valutando diverse opzioni con attenzione” che non includono “una proroga al consorzio che si stava costituendo, perché quella strada lì non c’è più”.

Patuanelli ha ricordato che “è dieci anni che si tenta di privatizzare” la compagnia aerea che, tuttavia, “ha una dimensione che il mercato fa difficoltà ad accettare”.

MA QUANTO CI E’ COSTATA FINORA ALITALIA?

All’inizio di ottobre di quest’anno, l’agenzia di stampa AGI  ha ripreso i calcoli di Mediobanca relativi ai vari salvataggi di Alitalia nel corso degli anni:

“Un report del marzo 2015 dell’area studi e ricerche di Mediobanca su quanto è costata alla collettività Alitalia, nei quarant’anni precedenti la vendita a Etihad – avvenuta nel 2014 – ha stimato il totale, fino a quell’anno, in 7,4 miliardi. In particolare, dice Mediobanca, tra il 1974 e il 2007 – quando Alitalia è stata commissariata – lo Stato ha speso 5,397 miliardi di euro (a valori del 2014) tra aumenti di capitale (4,949 miliardi), contributi (245 milioni), garanzie prestate (8 milioni) e altri contributi pubblici (195 milioni). Nello stesso periodo Alitalia, tra collocamenti e negoziazioni, imposte e dividendi ha generato introiti per lo Stato pari a 2,075 miliardi di euro. Il saldo finale è in negativo per 3,322 miliardi. Tra il 2008 – quando Berlusconi fece fallire la vendita di Alitalia a Air France-Klm in nome della salvaguardia dell’”italianità” dell’azienda – e il 2014, poi, lo Stato italiano ha speso altri 4,1 miliardi di euro”.

“Nel 2008 – si legge ancora nell’articolo dell’AGI – il governo da poco eletto ha infatti subito erogato un prestito di 300 milioni per impedire il fallimento immediato della società. Poi, tra operazioni sui titoli e interventi sui salari e sulla cassa integrazione, lo Stato ha speso 2,5 miliardi di euro. Per raggiungere il totale vanno aggiunti altri 1,2 miliardi di passivo patrimoniale e 75 milioni versati da Poste Italiane (allora società interamente pubblica) a Cai. Sommando i due periodi (3,322 e 4,1 miliardi) si arriva al totale di oltre 7,4 miliardi di euro”.

Si ricordano anche i calcoli pubblicati nel luglio del 2018 in un articolo del Corriere della Sera, fatti da Andrea Giuricin, docente all’Università Bicocca di Milano e ricercatore presso l’Istituto Bruno Leoni. Secondo Giuricin, che aveva già scritto in proposito anche nel 2017, la stima del costo per lo Stato di Alitalia solo dal 2008 a oggi sarebbe pari a quasi 9,5 miliardi di euro.

Da ricordare anche l’articolo del Sole 24 Ore di inizio anno, firmato da Carlo Festa:

“Alitalia è ad oggi uno dei buchi finanziari di Stato più gravi dal dopo guerra. I numeri sono impressionanti e più indicativi di ogni altra considerazione. Mi ha colpito un numero letto sul New York Times in un articolo di qualche giorno fa: Alitalia è costata ai contribuenti italiani negli ultimi 20 anni circa 10 miliardi di euro, cioè più delle capitalizzazioni di mercato di Air France-Klm, Turkish Airlines, Norwegian Air, Finnair Air e Sas. A riportare il dato e il confronto è la società di consulenza Tra Consulting”.