Finanza Notizie Italia Italiani sfiduciati, si sentono in recessione e per il 48% il peggio deve ancora arrivare

Italiani sfiduciati, si sentono in recessione e per il 48% il peggio deve ancora arrivare

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La situazione economica del paese è peggiorata, ma forse il peggio deve ancora arrivare. A dirlo sono gli stessi italiani, che si sentono più poveri e in recessione e ormai nutrono nei confronti dell’élite una completa sfiducia. Secondo la ricerca “Cosa sognano gli italiani”, realizzata dal Censis in collaborazione con Conad, il 55% degli italiani pensa che nell’ultimo anno l’economia del paese è peggiorata e il 48% prevede che nei prossimi 12 mesi si assisterà a un peggioramento ulteriore. L’élite gode di una fiducia ai minimi termini: i vertici dei partiti, i parlamentari, i direttori di giornali e telegiornali, gli editorialisti e gli opinion maker, ma soprattutto i banchieri che raggiungono una fiducia di soltanto l’1,5% degli italiani.

La psicologia del peggio attanaglia le menti, ma tutto ciò non è funzionale al rilancio di una solida crescita per tutti. “Mentre tutto il dibattito pubblico si arrovella sulle piccole variazioni da zero virgola al rialzo o al ribasso del Pil, rischiamo di sottovalutare quanto sia importante poter contare su un immaginario collettivo ricco e vitale, positivo e propulsivo, come ingrediente indispensabile dello sviluppo – ha detto Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis – In gioco c’è qualcosa di molto importante. Le democrazie liberali hanno bisogno di crescita, perché si sorreggono sulla soddisfazione dei bisogni, benessere e consumi di massa, uguaglianza delle opportunità, processi di mobilità sociale per i ceti meno abbienti. Altrimenti vince il rancore, che non fa sviluppo”.

Il grande sogno italiano non è fatto però di assistenzialismo, né di Stato-padrone, né di un generico buonismo. Il grande sogno italiano è, secondo quanto emerge dalla ricerca, la possibilità di inseguire il proprio destino, ricevendo il giusto riconoscimento economico: bisogna ripartire da merito, equità e protezione sociale. Questi gli ingredienti considerati essenziali nella ricetta per tornare a crescere. Concretamente, il 74% degli italiani si dice favorevole all’imposizione di una tassa sui grandi patrimoni e il 75% all’introduzione di un salario minimo per legge.

Ma no all’uscita dalla Ue e dall’euro
In questo contesto, gli italiani non sognano la fuga dalla Ue. Il 66% non vuole l’uscita dall’euro e il ritorno alla lira. Il 66% è contrario al ritorno alla sovranità nazionale con l’uscita dall’Unione europea. Il 52% non è favorevole all’idea di ristabilire confini impermeabili e controlli alle dogane tra i Paesi europei. Anche se tra le persone con redditi bassi queste percentuali sono più elevate. In questi casi, una Unione europea disattenta alle condizioni dei ceti meno abbienti è percepita come matrigna, da cui sarebbe meglio fuggire.