Finanza Notizie Italia Energia: gli obiettivi per il cambiamento climatico non saranno raggiunti. Ecco perché

Energia: gli obiettivi per il cambiamento climatico non saranno raggiunti. Ecco perché

Gli obiettivi globali in materia di cambiamento climatico fissati nell’accordo di Parigi per il 2050 sono a rischio. Per non dire irraggiungibili. La domanda di energia nel mondo continua a crescere, a ritmi troppo sostenuti per essere soddisfatta dalle fonti rinnovabili, che rimangono sì il segmento con la crescita più rapida, ma con investimenti che iniziano a calare. Senza contare le tensioni geopolitiche e gli interessi commerciali delle grandi potenze che cozzano con l’energia pulita. Il quadro, decisamente poco luminoso, arriva dal report World Energy Markets Observatory 2019 di Capgemini, che suona come un campanello d’allarme per il mondo intero.

 

I gas serra non diminuiscono, anzi aumentano a un ritmo sempre più alto
Gli sforzi concreti per ridurre le emissioni di gas serra sono in una fase di stallo: nel 2018 si è registrato addirittura un incremento del 2% nelle emissioni. E non solo c’è stato un aumento, ma il ritmo ha accelerato rispetto al +1,6% nel 2017 a uno 0% nel periodo 2014-2016.
Le emissioni di gas serra sono aumentate del 2% in Cina, del 3% negli Stati Uniti e addirittura del 6% in India. Questi incrementi sono stati trainati dal boom del consumo energetico, che nel 2018 è cresciuto del 2,3% a livello globale, quasi il doppio del tasso di crescita medio annuale riportato dal 2010. Quasi il 75% di questo incremento (si tratta della percentuale più alta dal 2013) è dovuto al consumo di petrolio, gas e carbone.

Le rinnovabili sono il segmento che cresce di più ma gli investimenti calano
Le energie rinnovabili hanno mantenuto il loro status di fonte energetica in più rapida crescita a livello mondiale, registrando un +14,5% nel 2018. Le fonti green continuano a essere sempre più economiche, con un calo del 13% nei prezzi del fotovoltaico e dell’eolico. Si sta tuttavia assistendo a un calo degli investimenti in energia pulita, che nella prima metà del 2019 si sono attestati a 217,6 miliardi di dollari, il 14% in meno rispetto allo stesso periodo del 2018. La diminuzione è stata particolarmente drastica in Cina (-39%), mentre negli Stati Uniti e in Europa è stata più moderata (rispettivamente del 6% e del 4%).

Nonostante, dunque, la continua crescita delle fonti di energia rinnovabili e il calo dei loro relativi costi, carbone, petrolio e gas restano il fulcro del crescente consumo di energia. Oltre al calo negli investimenti, la transizione energetica è minacciata anche da tensioni geopolitiche e commerciali.

 

Tensioni geopolitiche e interessi commerciali cozzano con l’energia pulita
Sia Stati Uniti che Cina hanno sfruttato la crescente posizione dominante sul mercato dell’energia a loro vantaggio nelle questioni geopolitiche. La crescita della produzione di shale ha permesso agli Stati Uniti di non essere più dipendenti dal Medio Oriente: entro il 2025 si prevede che questo combustibile rappresenterà oltre la metà della crescita globale nella produzione di petrolio e gas (rispettivamente 75% e 40%). Questa nuova indipendenza per quanto riguarda il greggio ha permesso all’amministrazione di inasprire i rapporti con alcuni paesi dell’OPEC, come Iran e Venezuela.

La Cina intanto ha consolidato la sua posizione di leadership, dove l’energia viene fornita a tutti gli abitanti grazie allo sviluppo di centrali a carbone, una quota del 70% sul mercato mondiale, e alla capacità delle batterie installate (61%). Il report evidenzia inoltre che la Cina potrebbe in futuro diventare anche un leader nella tecnologia nucleare, con due reattori nucleari ad acqua pressurizzata già connessi con successo alla rete. La Cina si occupa inoltre della fornitura del 95% della domanda globale di metalli rari, utilizzati in applicazioni high tech, un grande vantaggio strategico per il paese.

L’India invece si concentra maggiormente su come fornire l’elettricità a tutti i suoi abitanti. E non è un caso che proprio in questi giorni sia scoppiata l’emergenza smog a New Delhi. Entrambi i paesi saranno fortemente dipendenti dalle centrali a carbone per almeno altri due decenni al fine di soddisfare la crescente domanda interna di energia e resteranno grandi produttori di Co2.

L’Europa invece si sta dimostrando finora la regione più efficace nella lotta al cambiamento climatico e nell’attuazione della transizione energetica. La crescita della domanda energetica è stata nettamente inferiore a quella del resto del mondo, registrando uno 0,2% nel 2018 rispetto al livello globale del 2,3%. La Germania è il paese più all’avanguardia, con una riduzione nella domanda del 2,2%. Tuttavia, sembra il raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2030 e per gli anni successivi.

 

Obiettivi sul clima sempre più lontani. Qualche raccomandazione
Dal report emerge che gli obiettivi in materia di cambiamento climatico sembrano irraggiungibili. “Con l’aumento della domanda globale di energia e il consumo di combustibili fossili, gli obiettivi dell’accordo di Parigi sembrano più lontani che mai”, afferma Marco Perovani, Energy and Utilities Director, Capgemini Business Unit Italy.

Lo studio non si limita a far emergere il grave problema, ma formula anche delle possibili soluzioni:

1- Aumentare i prezzi del carbone in modo da stimolare investimenti in fonti di energia carbon-free
2- Incrementare l’uso e la dipendenza da energie rinnovabili
3- Sviluppare infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici
4- Aumentare i finanziamenti per sviluppare soluzioni per la cattura, l’uso e lo stoccaggio del carbonio
5- Promuovere tecnologie pulite per la combustione del carbone nelle centrali elettriche
6- Dedicare il 100% del gettito delle imposte ambientali a progetti di transizione energetica (dall’attuale livello inferiore al 50%)
7- Avviare la ristrutturazione degli edifici per renderli più efficienti dal punto di vista energetico
8- Promuovere la collaborazione tra istituzioni pubbliche e finanziarie per il raggiungimento degli obiettivi
9- Avviare programmi che favoriscano il cambiamento dei comportamenti dei singoli individui