Finanza Notizie Italia Draghi capo Commissione Ue al posto di Juncker? Salvini: ‘ha dato dimostrazione di efficacia’

Draghi capo Commissione Ue al posto di Juncker? Salvini: ‘ha dato dimostrazione di efficacia’

“Draghi capo della Commissione, L’idea che piace a Palazzo Chigi”. E’ questo il titolo dell’articolo de La Stampa, pubblicato nella giornata di oggi e firmato dal giornalista Alessandro Barbera. Mario Draghi, attuale numero uno della Bce, uscente visto che il suo mandato scade alla fine di ottobre, possibile presidente della Commissione europea al posto di Jean Claude Juncker, e magari con l’assist dell’Italia?

Il quotidiano torinese scrive che a “Palazzo Chigi è iniziata a circolare una soluzione alla quale molti hanno pensato ma che nessuno ha finora avanzato: proporre Mario Draghi come nuovo presidente della Commissione europea”.

Un’ipotesi che non vedrebbe contrario il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e che sembra non irritare neanche il leader della Lega, vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. Che oggi, in un intervento ad Agorà su Rai Tre, interpellato sulle indiscrezioni de La Stampa, ha così risposto: “Draghi a livello europeo ha dato dimostrazione di efficacia. E’ una partita che sta gestendo il Presidente del Consiglio, non mi voglio evidentemente sostituire a nessuno”.

Salvini non vuole interferire, dunque, nella questione delle nomine Ue – successiva alle elezioni europee dello scorso 26 maggio – di cui si sta occupando Conte.

Tuttavia, non si trattiene dal dire che “avere un italiano presiedere la Commissione europea sarebbe motivo di orgoglio. Mi sa che bisognerebbe convincere francesi e tedeschi”.

Dunque? A proposito di francesi e tedeschi, l’asse franco-tedesco di cui si parla spesso, in Europa e nel mondo, si starebbe scontrando proprio sulla nomina del successore di Jean-Claude Juncker.

Lo scontro sarebbe arrivato al punto che, lo scorso 25 giugno, Daniel Caspary, responsabile del gruppo parlamentare europeo CDU/CSU (alleanza di cui fa parte anche la cancelliera tedesca Angela Merkel), è sbottato:

Non vedo nessun asse franco-tedesco. Piuttosto, vedo un revisionista Macron (presidente francese Emmanuel Macron) fare tutto il possibile per distruggere la democrazia europea”.

Caspary ha bollato Macron “anti-tedesco”. L’accusa rivolta a Macron è di star ostacolando la nomina di Manfred Weber, capogruppo del Partito Popolare europeo, alla carica di presidente della Commissione europea. La candidatura di Weber è appoggiata dalla leader del partito tedesco CDU Annegret Kramp-Karrenbauer. I leader europei non sono tuttavia convinti dell’esperienza del politico e, tra l’altro, lo scorso 21 giugno è saltato anche il principio Spitzenkandidaten.

 

Di questo non se n’è fatto sicuramente un cruccio il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha così commentato la fumata nera sui nomi proposti per il post Juncker:

Aver superato il criterio degli ‘Spitzenkandidat’, il criterio della mera appartenenza a una famiglia, a una affiliazione politica è quello che francamente mi auguravo anch’io; anche se io non ero stato impulsivo, non mi ero esposto a bruciare quel criterio. Però sicuramente questa, ora, è una prospettiva migliore anche per gli interessi nostri”. E’ arrivato il momento, ha aggiunto, “in cui valuteremo le personalità, perché abbiamo bisogno di una persona che abbia una visione politica, che riesca a cogliere il segno dei tempi, a esserne interprete: deve capire anche le criticità che ha questa casa comune. E non qualcuno che sia lì appollaiato solo perché risponde alla logica della famiglia politica, perché è espressione di una affiliazione”.

La domanda, considerati i rumor de La Stampa, è se l’Italia potrebbe decidere di presentare il nome di Draghi. Così spiega l’articolo de La Stampa:

“L’ipotesi – alla quale Giuseppe Conte non sarebbe contrario – parte da una consapevolezza maturata in questi giorni nei colloqui fra Roma e Bruxelles: nelle attuali condizioni l’Italia può aspirare al massimo al portafoglio della Concorrenza. Una poltrona importante, ma nulla rispetto alle due che Roma sta per lasciare: Bce e Parlamento. Non solo: i candidati usciti dalla mediazione politica per il posto di commissario – Giancarlo Giorgetti in primis – non hanno le competenze necessarie a ricoprire un incarico così delicato sul piano tecnico. Giorgetti è considerato spendibile per la casella del Commercio o quella dell’Agricoltura, troppo poco per uno dei tre grandi Paesi fondatori dell’Unione. Di qui l’idea di mettere sul tavolo il nome di Draghi, le cui doti di mediazione sono apprezzate da anni nelle riunioni del Consiglio europeo. L’attivismo recente dello stesso Draghi presso i leader europei avrebbe fatto il resto: il presidente della Bce si è speso molto per evitare strappi da e nei confronti dell’Italia, e insistendo nel mantenere una politica monetaria accomodante. In questo l’ex Ciampi boy si conferma un funzionario di prim’ordine: dopo aver ricevuto valanghe di critiche da parte leghista, ora è riuscito a conquistare consenso anche fra di loro. Non solo quello di Giorgetti, uno dei pochi del governo giallo-verde con cui ha sporadici contatti, ma persino del leader dell’ala radicale Claudio Borghi. «Tutto si può dire di Draghi, ma il suo lavoro lo sa fare bene», raccontava qualche giorno fa a un amico”.

Nel frattempo, la nomina di Weber alla presidenza della Commissione europea si fa sempre più difficile. Ad ammetterlo è stata nelle ultime ore la stessa cancelliera Angela Merkel:

Per me il principio degli spitzenkandidat resta, anche se ora non sono nella condizione di dire se sarà accettato nel Consiglio. Il modello degli spitzenkandidat non dovrebbe essere messo da parte, ma l’Europa ora deve essere in grado di agire”.

Merkel ha criticato Macron, pur ammettendo che, “le differenze di opinione, che ci sono, sono legittime”. Aggiungendo: “Il presidente francese ha un’opinione diversa sul processo di candidatura per i vertici delle Istituzioni Ue diverso dal mio”.