Finanza Notizie Italia Crisi artigianato italiano: in 10 anni sparite 165mila botteghe, ecco i mestieri in via di estinzione

Crisi artigianato italiano: in 10 anni sparite 165mila botteghe, ecco i mestieri in via di estinzione

Continua la crisi dell’artigianato italiano, con una moria delle imprese senza sosta. Negli ultimi 10 anni, sono sparite 165mila botteghe artigiane, evidenziando una contrazione pesantissima: -11,3 per cento. Guardando solo all’ultimo anno, il calo è stato dell’1,2% che tradotto in cifre è di oltre 16.300 unità. Una emorragia che sta portando all’estinzione alcuni vecchi mestieri.

“Il 57% della contrazione delle imprese artigiane registrata in questi ultimi 10 anni – precisa il segretario della Cgia, Renato Mason – riguarda attività legate al comparto casa. Edili, lattonieri, posatori, dipintori, elettricisti, idraulici, etc. stanno vivendo anni difficili e molti sono stati costretti a gettare la spugna”. Guardando ai numeri dell’analisi condotta dalla Cgia di Mestre, il settore artigiano più colpito dalla crisi è stato l’autotrasporto che negli ultimi 10 anni ha perso 22.847 imprese (-22%). Seguono le attività manifatturiere con una riduzione del 16% e l’edilizia che ha visto crollare il numero delle imprese di 94.330 unità (-16%).

Certo, molte altre professioni artigiane, soprattutto legate al mondo del design, del web, della comunicazione, si stanno imponendo. Sono in forte aumento, infatti, imprese di pulizia, giardinaggio e servizi alle imprese (+43%), attività cinematografiche e produzione software (+25%) e magazzinaggio e corrieri (+12%). “Purtroppo – prosegue Mason – le profonde trasformazioni in atto stanno cancellando molti mestieri che hanno caratterizzato la storia dell’artigianato e la vita di molti quartieri e città”.

Vecchi mestieri in via di estinzione
Ben 25 vecchi mestieri artigiani negli ultimi decenni sono pressoché scomparsi dalle città e nei paesi di campagna, o professioni che sono in via di estinzione a causa delle profonde trasformazioni tecnologiche che li hanno investiti. Tra questi, l’arrotino, il calzolaio, la casaro, il corniciaio, l’ombrallaio, la ricamatrice e la sarta. “L’avvento delle nuove tecnologie e delle produzioni in serie hanno relegato in posizioni di marginalità molte professioni caratterizzate da un’elevata capacità manuale – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo – Ma oltre al danno economico causato da queste chiusure, c’è anche un aspetto sociale molto preoccupante da segnalare. Quando chiude definitivamente la saracinesca una bottega artigiana, si perdono conoscenze e cultura del lavoro difficilmente recuperabili e la qualità della vita di quel quartiere peggiora notevolmente”.

Tornando ai dati della ricerca, a livello territoriale è il Mezzogiorno la macro area dove la caduta è stata maggiore, seocndo l’analisi condotta dalla Cgia di Mestre. Guardando alle singole regioni, tra il 2009 e il 2018 in Sardegna la diminuzione del numero di imprese artigiane attive è stata del 18% (-7.664). Seguono l’Abruzzo con una contrazione del 17%, l’Umbria con – 15%, la Basilicata con il 15% e la Sicilia sempre con il -15%. Nell’ultimo anno, invece, la regione meno virtuosa d’Italia è stata la Basilicata con una diminuzione dello stock del 2%.