Immobiliare: vendite abitazioni e prezzi in calo nel 2020

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Alessandra Caparello

31 marzo 2021 - 10:23

MILANO (Finanza.com)

In Italia nel 2020 sono state vendute 46.241 abitazioni in meno rispetto al 2019 (-7,7% annuo) e 8.866 immobili destinati ad accogliere attività economiche in meno
(-7,6%). Così emerge dal 1° Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2021 di Nomisma secondo cui in ambito residenziale l’entità del calo su base annua si è attenuata grazie ai mercati di provincia, i quali, nella seconda parte dell’anno, hanno fatto registrare un aumento tendenziale del 10% (primo semestre -22,2% tendenziale).

Sono invece 5.236 le transazioni di spazi per il commercio effettuate in meno nel 2020, perlopiù riconducibili al primo semestre dell’anno. Calano anche i prezzi di compravendita di abitazioni che hanno fatto segnare una flessione nominale tra lo 0,7% (città intermedie) e il 2,0% (grandi città). Sono cali alquanto contenuti se paragonati all’ultima fase riflessiva registrata in Italia (pre pandemia), che ha visto flessioni dei pezzi su base annua del 3,5% nei mercati maggiori e del 2,9% nei mercati intermedi

Il Rapporto di Nomisma poi si chiede anche se “nel corso del 2021 il mercato delle compravendite recupererà i livelli di attività persi nel 2020”, il 49,8% dei rispondenti ritiene che ciò si verificherà contro il 50,2% che lo considera improbabile. Il più elevato ottimismo (60% ritiene che il 2021 sarà all’insegna della crescita del mercato) viene rilevato nel Nord Italia, mentre al Sud la quota di chi si attende un’evoluzione positiva si attesta al 35%.

In Italia si conferma come l’acquisto della casa sia legato a logiche di stabilità familiare; il 78% delle famiglie risultano proprietarie immobiliari; la percentuale scende al 65% se si considerano i non coniugati o conviventi, mentre si attesta su valori più elevati (82%) tra chi è sposato o convive stabilmente. Con l’avvento della pandemia si è ulteriormente ampliato il ricorso al mutuo per l’acquisto dell’immobile (a detta del 93,7% dei rispondenti) e il temporaneo utilizzo dell’opzione locativa (per l’84,6% degli intervistati), in attesa di una definizione delle prospettive.

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