Finanza Notizie Mondo Davos, l’America di Trump sfodera l’arma valutaria. Mnuchin: se il dollaro scende è un bene per il commercio

Davos, l’America di Trump sfodera l’arma valutaria. Mnuchin: se il dollaro scende è un bene per il commercio

L’America al primo posto, ovvero “America First”. Donald Trump non ha dimenticato lo slogan che aveva tanto sbandierato nei giorni concitati della campagna elettorale, tutt’altro: quella promessa fatta agli americani di mettere al primo posto i loro interessi si sta definendo meglio proprio in queste ore.

Dopo il capitolo della riforma fiscale l’amministrazione Trump  può concentrarsi sul commercio. E quale cassa di risonanza è migliore del World Economic Forum di Davos per lanciare le nuove sfide al mondo intero? 

In realtà, la promessa-minaccia America First è stata in parte già mantenuta con la realizzazione del bazooka fiscale: la tassa una-tantum sugli utili rimpatriati dall’estero da parte dei colossi americani è l’espressione più chiara del desiderio di Trump di far tornare al mittente americano la valanga di cash ammassata all’estero.

Basti pensare alla strategia legata alla rivoluzione fiscale Usa che è stata presentata giorni fa da Apple e che si tradurrà nella creazione di 20.000 nuovi posti di lavoro negli States.

Ma Trump non vuole usare solo la strada dello shock fiscale per rendere più ricca la sua America. Il presidente vuole anche sfoderare l’arma ‘valutaria’ e uscire vincitore da una guerra valutaria e commerciale che lui stesso sembra voler lanciare al mondo.

Un segnale forte e chiaro è arrivato oggi dal segretario al Tesoro Usa Steven Mnuchin che, a dispetto di quegli allarmi ripetuti sulle conseguenze terribili del protezionismo che sono stati lanciati sia dalle varie istituzioni internazionali che da diversi capi di stato, ha affermato quasi con candore che la flessione del dollaro rappresenta un beneficio per l’economia americana. 

“E’ ovvio che un dollaro più debole sia positivo per noi, sia in termini di commercio che di opportunità“, ha detto Mnuchin, aggiungendo che il recente calo della moneta “non è assolutamente una preoccupazione”.

Anche perchè, “nel lungo termine, la forza del dollaro riflette quella dell’economia Usa, e anche il fatto che si tratta della prima riserva valutaria al mondo”.

Poco importa che gli economisti lancino l’allarme sul rischio crescente di una guerra valutaria, e che il dollaro continui a perdere terreno – il Dollar Index buca la soglia dei 90 punti per la prima volta dal 2014 – a fronte di un euro che continua a rafforzarsi: fenomeno di per sé già discusso, visto che la Federal Reserve si è imbarcata nel processo di normalizzazione dei tassi di interesse già da parecchio, mentre la Bce di Mario Draghi (domani se ne saprà di più, in occasione della riunione del Consiglio direttivo), continua a confondere trader e investitori sull’avvento di una fase di tapering o su un QE magari infinito.

Il forex ascolta Mnuchin e il risultato è l’accelerazione ribassista del dollaro.

I sell off si accentuano anche a seguito delle dichiarazioni, rilasciate sempre a Davos, dal segretario al Commercio Usa, Wilbur Ross.

Ross minimizza: “le guerre commerciali vengono combattute ogni giorno, ed è un po’ che ci sono. La differenza è che ora l’esercito americano sta salendo sulle barricate”.

Tutte queste sono inoltre solo anticipazioni in vista del discorso che Donald Trump farà a Davos, davanti a una platea di investitori e dirigenti che teme da molto tempo la svolta protezionistica globale, almeno da quando Trump si è insediato alla Casa Bianca.

In ogni caso Trump vuole un dollaro più debole? Può iniziare già a brindare.

Dal giorno della sua inaugurazione a presidente Usa, l’euro ha guadagnato il 15,2%; la corona danese il 15,1%; la sterlina il 13,9%; la corona svedese l’11,3%, il dollaro canadese +7,9%, la corona norvegese +7,6%, il dollaro australiano +6,8%, il franco svizzero +5,2%, lo yen +4,7% e il dollaro neozelandese +3,2% (rapporti di cambio con il dollaro Usa).