Elezioni presidenziali in Francia, Cresce il sostegno a Marine Le Pen. Ma su un'eventuale vittoria aleggia lo “stallo” istituzionale

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Gloria Valdonio

1 marzo 2017 - 12:45

MILANO (Finanza.com)

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Le elezioni presidenziali francesi – che si terranno il 23 aprile per il primo turno e il 7 maggio per un eventuale ballottaggio - stanno mandando in fibrillazione gli investitori. Si teme, ovviamente, la replica delle presidenziali americane o del referendum sulla Brexit: in altre parole si teme un esito cosiddetto “populista” e imprevedibile della consultazione, con la leader del Front National (FN) insediata all’Eliseo, cabina di regia della quinta potenza economica mondiale. Ma secondo Christopher Dembik, responsabile analisi macro di Saxo Bank, se l’ipotesi è realistica, gli effetti potrebbero non essere così sconvolgenti come si crede.
 
Sondaggi realistici
 
È un dato di fatto che Marine Le Pen nei sondaggi ha un forte vantaggio, che è andato aumentando nelle ultime settimane dopo lo scandalo «Penelopegate» che ha coinvolto la moglie del candidato Francois Fillon, e soprattutto con il dilagare della rabbia e delle violenze nelle banlieu. Tant’è che al primo turno potrebbe ottenere circa il 27% dei voti, quota significativamente superiore a quella di tutti gli altri candidati. Nel secondo turno, un recente sondaggio ha mostrato che Le Pen potrebbe ottenere oltre il 40% dei voti (43% contro François Fillon e 42% contro Emmanuel Macron), mentre la leader di FN raccoglieva una percentuale molto più bassa qualche settimana fa (circa il 35%). “Rilasciare quasi ogni giorno un nuovo sondaggio durante la campagna presidenziale è una tradizione francese di lunga data – spiega Dembik - Tuttavia, sembra già evidente che la corsa presidenziale è alle battute finali e che FN non è mai stato così vicino a raggiungere il potere, e questo spiega il panico che dilaga tra gli investitori”.
 
L’effetto Le Pen sui mercati
 
Sui mercati finanziari l’effetto Le Pen è già evidente: “Gli investitori stanno sempre più speculando sul debito sovrano francese. I volumi scambiati sono esplosi lo scorso gennaio per raggiungere 236,1 miliardi di euro, che corrisponde a un aumento del 40% rispetto alla media mensile dello scorso anno”, spiega Dembick. Inoltre lo spread resta vicino a 80 punti base - che è il livello più alto dal 2012 - mentre solo pochi mesi fa si attestava intorno ai 20 punti. E ancora: il CDS francese ha appena attraversato il livello di 70 pb, mentre era intorno a 40 a fine di gennaio. Infine il CAC 40 ha sottoperformato le altre Borse europee dall’inizio dell’anno e, nonostante una buona stagione degli utili, l’indice francese è diminuito dello 0,3%, mentre il Dax è salito dell’1,9% e il FTSE 100 del 2 per cento.
 
La grande sfida
 
Ma quale peso dare ai sondaggi considerando i recenti e clamorosi errori? “I sondaggi sono affidabili – dice lo strategistIl voto a favore del Front National è ben stimato dai sondaggi, diversamente dai casi Trump e Brexit, che rappresentavano un fenomeno politico nuovo”. “Qualche anno fa – spiega Dembik - i sostenitori di FN erano riluttanti a esprimere pubblicamente il loro orientamento politico e in tutti i sondaggi il loro voto è stato sottovalutato, e questo spiega bene il motivo per cui non è stato possibile prevedere il secondo posto di Jean Marie Le Pen nelle presidenziali del 2002. Tuttavia, questo non è più il caso e non ci dovrebbe essere sorprese sul risultato del Front National”.
 
Il muro del secondo turno
 
In ogni caso tutti i sondaggi indicano che Marine Le Pen non sarà in grado di ottenere abbastanza voti per superare la soglia decisiva del 50% e che il ballottaggio sarà inevitabile. “Per diventare presidente, è cruciale conquistare i voti degli ultra sessantenni – spiega Dembick – Gli elettori anziani tendono a votare poco per FN a causa del potenziale impatto sui loro risparmi di un’eventuale uscita dall’Eurozona, ed esprimono il più alto tasso di partecipazione alle elezioni (l’87% al secondo turno delle presidenziali del 2012 contro una media dell’80% di tutti gli elettori). Recentemente FN ha cercato di ammorbidire la sua posizione anti-UE, ma è improbabile che possa cambiare l’orientamento degli elettori anziani, che di solito sono più inclini a votare il candidato della destra, che questa volta è Fillon”.
 
Se Marine Le Pen rendesse possibile l’impossibile?
 
Il ragionamento sembra indicare che Marine Le Pen ha poche possibilità di diventare presidente nel 2017. Ma se invece vincesse frantumando ogni previsione, così come è accaduto per le elezioni Usa e per la Brexit? “A livello istituzionale e politico Marine Le Pen si troverebbe subito nella scomoda posizione di essere privata di ogni potere reale – risponde lo strategist – E’ quasi certo infatti che FN non sarà in grado di garantire una maggioranza in Parlamento in occasione delle elezioni legislative dell’11 giugno. Pertanto, la Francia si troverebbe in una situazione di convivenza”. Se l’ipotesi fosse vera sarebbe la quarta volta dal 1958 e la prima volta da quando il referendum sul quinquennio presidenziale del settembre 2000 ha cercato di evitare questa “convivenza” allineando il più possibile la durata del mandato presidenziale a quello dei deputati del Parlamento. “La convivenza impedirà a Marine Le Pen di organizzare un referendum sull’adesione all’UE, come ha intenzione di fare dopo aver negoziato un «accordo al meglio» con Bruxelles - è il parere di Dembick – Perché anche se il ricorso al referendum è una prerogativa del presidente (articolo 11 della Costituzione), può essere organizzato solo su proposta del governo o su proposta congiunta dell'Assemblea nazionale e del Senato”. In altre parole, secondo lo strategist, anche se eletta, Marine Le Pen non sarebbe in grado di attuare la maggior parte delle misure istituzionali ed economiche annunciate.
 
Ricadute sulle Borse
 
Secondo Dembick è fin troppo facile fare previsioni sul mercato azionario francese all’indomani della vittoria di Marine Le Pen, anche se storicamente l’elezione presidenziale ha un impatto marginale sulle attività finanziarie in Francia. L’unica elezione della Quinta Repubblica che ha avuto una conseguenza di rilievo sui mercati è stata infatti quella del 1981 che ha portato all’Eliseo il candidato socialista François Mitterrand. “Nei 30 giorni successivi al primo turno, il CAC 40 è sceso di quasi il 20% in quanto gli investitori temevano che i «carri armati sovietici sarebbero sfilati negli Champs Elysées» - dice Dembicy. Che aggiunge: “Una situazione analoga è possibile se il Front National vincerà, almeno fino a quando gli investitori stranieri si renderanno conto che il nuovo presidente è di fatto impotente”.
 
Effetti sui tassi

Quanto agli oneri finanziari e la sostenibilità di bilancio della Francia, la grande paura degli investitori stranieri è di un forte aumento dei tassi di interesse legati al rischio politico. Nel 2007 i pagamenti dei tassi sul debito (che sono il secondo più grande settore di spesa dello Stato) hanno rappresentato il 2,5% del Pil, mentre erano solo l’1,7% nel 2016 a causa di tassi di interesse ridotti e nonostante il significativo aumento del debito pubblico: si tratta di una percentuale inferiore rispetto alla maggior parte dei Paesi europei (Regno Unito, Italia, Spagna) con l’eccezione della Germania. A causa della lunga scadenza del debito francese (7 anni), un movimento dei tassi di interesse dell’1% avrebbe un impatto annuale solo dello 0,14%. Partendo dal presupposto che il rendimento dei titoli sovrani francesi a dieci anni è al 4%, il tasso annuo di inflazione al 2% e stimando una crescita annua del Pil dell’1%, solo all’inizio del 2020 il pagamenti dei tassi sul debito sarebbe vicino al livello del 2012. “Questo, come altri eventi esterni, quale l'incremento complessivo dell'inflazione, non dovrebbe avere un impatto significativo sulla finanza pubblica durante la maggior parte del mandato presidenziale”, conclude Dembick.

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