Coronavirus: serrande abbassate anche per Apple, colosso chiude tutto in Cina

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Laura Naka Antonelli

2 febbraio 2020 - 12:11

MILANO (Finanza.com)

La paura per il contagio del coronavirus ha fatto capitolare anche Apple. Con un comunicato stampa diramato nella giornata di ieri, sabato 1° febbraio 2020, il colosso guidato da Tim Cook ha reso nota la decisione di chiudere tutti i negozi con cui è presente in Cina.

"I nostri pensieri vanno alle persone che sono state colpite immediatamente dal coronavirus e a chi lavora 24 ore su 24 per studiare (il virus) e per contenerlo. Per precauzione, e sulla base degli ultimi consigli arrivati da esperti del campo, chiuderemo tutti i nostri uffici, i negozi e i centri in Cina fino al prossimo 9 febbraio".

I negozi online rimarranno operativi. Apple ha rassicurato i clienti affermando che continuerà a monitorare la situazione, al fine di riaprire i propri punti vendita "il prima possibile".

Da segnalare che Apple è attiva in Cina sia in quanto è lì che ha la maggioranza dei suoi centri produttivi, sia perchè il paese è tra i suoi mercati chiave. Stando ai calcoli della Cnbc basati sui dati governativi di Pechino, Apple ha consegnato soltanto nel mese di dicembre 3,2 milioni di iPhone in Cina, in rialzo rispetto alle consegne di 2,7 milioni di unità effettuate nel dicembre del 2018.

Dai dati comunicati a novembre da Counterpoint Research, emerge che, nel corso del terzo trimestre del 2019, Apple deteneva una quota di mercato in Cina di appena l'8%, tra l'altro in calo rispetto al 9% del terzo trimestre del 2018. Huawei domina il mercato cinese con una quota del 40%, seguita da Vivo, Oppo e Xiomi. Ma gli ultimi numeri provenienti dal paese, che indicano una crescita delle consegne di iPhone pari a +18% su base annua a dicembre, confermano comunque come una fetta più che rilevante della fortuna del gigante americano derivi dal paese.

La lista delle multinazionali che hanno deciso di chiudere i propri esercizi in Cina, a Wuhan in primis, continua ad allungarsi. La svedese Ikea ha chiuso tutti i 30 punti vendita che ha in Cina, incluso quello di Wuhan, città focolaio del virus che è stata messa in quarantena, così come un'altra decina di città cinesi.

McDonald's, Starbucks e Pizza Hut sono tra le catene di negozi di fast food e attive nel settore della ristorazione ad aver chiuso migliaia di location in tutta la Cina.

Anche i colossi dell'auto hanno preso provvedimenti significativi: la nuova fabbrica di Tesla a Shanghai ha interrotto la produzione, conformandosi agli ordini del governo di Pechino. I parchi tematici di Disney di Shanghai e Hong Kong sono stati chiusi, così come accaduto a diversi musei e a molte attrazioni come quella della Città Proibita.

General Motors, il principale produttore americano di auto che opera in Cina, ha riferito ai dipendenti che le sue fabbriche in Cina rimarranno chiuse fino al prossimo 9 febbraio, motivando la decisione con il pericolo del coronavirus.

Starbucks ha chiuso già più della metà delle sue caffetterie in Cina, ma l'AD Kevin Johnson ha detto che la società non esiterà a chiuderne di più, se necessario.

Google sta chiudendo anch'essa, in via temporanea, i suoi punti vendita in Cina, imponendo restrizioni ai viaggi. Microsoft ha imposto ai propri dipendenti di lavorare da casa fino al prossimo 9 febbraio, mentre Amazon ha detto che sta impedendo ai propri dipendenti di viaggiare in Cina "fino a ulteriore avviso".

Intanto, la Commissione nazionale di Sanità della Cina ha aggiornato il bilancio delle vittime fino alla fine della giornata del 1° febbraio: in tutto sono 304 i decessi, a fronte di 14.380 casi confermati.

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