Coronavirus, per consegne smartphone Cina rischio crollo -50%. Apple ostaggio di Foxconn

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Laura Naka Antonelli

12 febbraio 2020 - 08:02

MILANO (Finanza.com)

L'emergenza coronavirus potrebbe azzoppare le consegne di smartphone in Cina del primo trimestre dell'anno del 30% su base annua. E' l'alert lanciato dalla società di ricerca International Data Corporation (IDC) che ha snocciolato allo stesso tempo numeri non proprio confortanti che interessano il mercato cinese degli smartphone, il più grande al mondo.

Nell'intero 2019 - ha reso noto l'IDC - sono stati quasi 367 milioni gli smartphone consegnati in Cina, in calo del 7,5% su base annua. La flessione, motivata con la saturazione del mercato e il contesto sfidante dell'economia, è avvenuta "per il terzo anno consecutivo, in corrispondenza di un calo che, su base trimestrale, è andato avanti per l'undicesimo trimestre consecutivo".

Leader del mercato cinese degli smartphone si è confermata Huawei, seguita da Vivo, Oppo, Xiaomi e Apple.

Così l'IDC ha comunicato le sue previsioni per il primo trimestre del 2020: "l'esplosione del coronavirus ha avuto ripercussioni sullo shopping delle festività del Capodanno Lunare alla fine di gennaio, e dovrebbe avere effetti negativi anche nei prossimi mesi". Di conseguenza, "in Cina le consegne di smartphone potrebbero scendere di oltre il 30% su base annua, nel primo trimestre del 2020". Il diffondersi del virus "creerà inoltre incertezza nei piani di lancio di nuovi prodotti, nei rifornimenti e nei canali di distribuzione, nel medio e lungo termine".

Ma ci sono previsioni anche peggiori, come quelle formulate dalla società di ricerca Canalys, che paventa un crollo delle consegne di smartphone, in Cina, fino a -50% tra l'ultimo trimestre del 2019 e il primo trimestre del 2020: "E' probabile che i rivenditori di prodotti hi-tech congelino le attività di marketing, a discapito dei lanci di nuovi prodotti, come quelli per la rete 5G", è l'avvertimento.

Tra l'altro, prima della vendita e delle consegne, gli smartphone dovranno essere ovviamente prodotti. E con diverse aziende che rimangono in quarantena, ancora chiuse dietro ordine di Pechino per evitare ulteriori casi di contagio del coronavirus, molte multinazionali attendono che riparta nel paese l'attività manifatturiera.

E' il caso di Apple, il cui principale rifornitore Foxconn, colosso taiwanese maggiore rifornitore di Apple, che assembla nelle fabbriche cinesi gli iPhone, rimane parzialmente bloccato. Stando a quanto riportato da Reuters sulla base di una fonte vicina al dossier, Foxconn spera di riuscire a ripristinare il 50% della produzione in Cina entro la fine di febbraio, per ripristinare poi fino all'80% delle sue attività a marzo.

Reuters ha riportato anche che Foxconn ha ricevuto l'autorizzazione a riavviare la produzione nel suo impianto di Zhengzhou: tuttavia, solo il 10% della forza lavoro sarebbe tornato in fabbrica, ovvero 16.000 persone circa. Dovrebbe essere stato approvato nel frattempo il riavvio parziale della produzione nell'impianto di Shenzhen.

Mondo sull'attenti, dopo l'alert lanciato dall'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità che ha, tra l'altro, dato un nome al coronavirus: il nome è "COVID- 19".

"Un virus può creare più sconvolgimenti politici economici e sociali di qualsiasi attacco terroristico - ha avvertito il direttore generale dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, - - il mondo si deve svegliare e considerare questo virus come il nemico numero uno".

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