Draghi prima di Jackson Hole: crisi imminenti, a volte abbassare tassi non è sufficiente

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Laura Naka Antonelli

23 agosto 2017 - 10:21


MILANO (Finanza.com)

"Anche la ricerca economica è stata interessata da una evoluzione sul modo in cui le banche centrali dovrebbero rispondere a una crisi imminente, soprattutto quando i loro strumenti standard di politica monetaria, tipicamente i tassi di interesse di breve termine, testano la parte più bassa del range ritenuto efficace. A un livello inferiore, le politiche accomodanti non possono essere realizzate attraverso ulteriori riduzioni dei tassi di interesse a breve termine, e quindi le stesse politiche devono diventare non standard".

Mario Draghi, numero uno della Bce, parla dalla città tedesca di Lindau, in occasione del Lindau Meeting on Economic Sciences e difende gli stimoli monetari lanciati dalla Banca centrale europea citando una frase di John Maynard Keynes.

Il suo discorso precede quello che terrà nel corso del meeting di Jackson Hole, nello stato dello Wyoming, nei giorni 24-26 agosto e affronta la questione del rapporto tra la ricerca e le decisioni di politica monetaria prese dalle banche centrali:

"Una opzione- afferma Draghi nel difendere il QE della Bce - è fare affidamento sulla forward guidance, per esempio promettendo di mantenere i tassi di interesse bassi per un periodo di tempo più esteso in futuro. Se credibili, tali impegni riducono i tassi di interesse di più lungo termine e forniscono stimoli economici anche se i tassi di interesse attuali rimangono invariati".

Detto questo, "sebbene la forward guidance sia uno strumento utile, le ultime ricerche hanno messo in luce che la sua efficacia può essere migliorata, se combinata con politiche monetarie non standard", dunque straordinarie, come quelle messe in atto da Draghi negli ultimi anni, attraverso la politica di tassi di interesse rasoterra e il Quantitative easing.

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