Notiziario Notizie Altri paesi Europa Alla vigilia della Bce arriva lettera Draghi su euro e petrolio. Intanto Ombudsman insiste: si dimetta dal G30

Alla vigilia della Bce arriva lettera Draghi su euro e petrolio. Intanto Ombudsman insiste: si dimetta dal G30

In attesa della prima riunione della Bce del 2018 che si terrà domani, giovedì 25 gennaio, è lo stesso numero uno della banca centrale, Mario Draghi, a fornire qualche anticipazione, pubblicando una lettera.

Mentre il mondo degli analisti e dei trader attende con trepidazione di sapere cosa dirà domani, nella consueta conferenza stampa che segue l’annuncio sui tassi della Banca centrale (e che inizia alle 14.30 ora italiana), Draghi gioca praticamente di anticipo, spiegando il rapporto che esiste a suo avviso tra gli acquisti di bond da parte della Bce nell’ambito del piano di Quantitative easing e i movimenti sul forex.

“Tali acquisti -afferma – non si sono tradotti in variazioni statisticamente importanti dell’euro e le oscillazioni del tasso di cambio sono un semplice effetto collaterale, non l’obiettivo di politica monetaria”.

Nella lettera inviata al Parlamento europeo, Draghi ha di fatto scritto:

“Sebbene siano stati efficaci nell’allentare le condizioni di finanziamento e nel sostenere la ripresa nella erogazione dei prestiti alle aziende e alle famiglie, gli acquisti effettuati nell’ambito del programma (di Quantitative easing) non hanno provocato oscillazioni del tasso di cambio dell’euro statisticamente significativi“.

“Tali movimenti – ha precisato – rimangono un effetto collaterale della politica (monetaria, in particolare del QE) e non rappresentano né il suo principale canale di trasmissione, né il suo obiettivo”.

Nella lettera, Draghi ha anche minimizzato le aspettative secondo cui i prezzi più elevati del petrolio potrebbero compensare l’impatto negativo dell’inflazione su un forte euro, affermando che l’outlook indica un aumento dell’inflazione misurata dai prezzi energetici “molto modesto”.

Ancora, secondo il numero uno della Bce i prezzi energetici spingeranno al rialzo l’inflazione complessiva in misura solo lieve, così come le conseguenze indirette dei costi energetici più alti su altri beni e servizi saranno, nel breve termine, limitate.

Intanto, alla vigilia della sua prima conferenza stampa nel 2018 successiva alla decisione sui tassi della Bce, l’ufficio europeo Ombudsman torna a chiedere a Draghi di smettere di far parte del “G30″ o “Gruppo dei Trenta”, l’alleanza globale che include economisti,  banchieri senior – che ricoprono tra l’altro funzioni nelle stesse banche su cui la Bce esercita la vigilanza – e governatori di banche centrali.

Dopo un’indagine di un anno, il report pubblicato da Emily O’ Reilly, responsabile di Ombudsman, sottolinea che l’appartenenza di Draghi al gruppo, le cui riunioni avvengono a porte chiuse, potrebbe inficiare la fiducia del pubblico nell’indipendenza della Bce.

Ovviamente la Bce può interagire con il G30, così come interagisce con qualsiasi altro azionista, al fine di migliorare la politica monetaria prendendo in considerazione diversi punti di vista. Tuttavia, tali interazioni dovrebbero essere il più possibile trasparenti e non fondarsi su appartenenze (a club specifici) che, comportando rapporti più stretti, mettono a rischio i progressi molto positivi che la Bce ha compiuto nella trasparenza negli ultimi anni”.