News Finanza Notizie Italia Calo spread non basta a Piazza Affari: Ftse Mib rallenta sul finale e chiude a +0,29%

Calo spread non basta a Piazza Affari: Ftse Mib rallenta sul finale e chiude a +0,29%

Piazza Affari ha segnato un moderato recupero dopo il violento sell-off di ieri su tutti i maggiori mercati azionari. Dopo l’aumento record dal 1994 dei tassi di interesse negli Usa, ieri è arrivata la sorpresa della stretta di 50 pb della banca centrale svizzera, mossa che ha acuito i timori dei mercati circa gli effetti recessivi che potrebbero avere le mosse restrittive delle principali banche centrali. Si mantiene invece ultra-accomodante la Bank of Japan con il governatore Kuroda che ha sottolineato come un rialzo dei tassi potrebbe par cadere il paese in recessione.

Il Ftse Mib, reduce dai minimi annui a cui ha chiuso ieri, segna oggi +0,29% a 21.788 punti. Tra i singoli titoli si muovono bene i titoli bancari: +1,1% Unicredit e +1,15% Intesa. Sponda per le banche arriva dal restringimento dello spread che in avvio si è portato sotto i 200 pb in scia alle ultime indiscrezioni circa il piano anti-spread della Bce. Stando a quanto riportato da Bloomberg, la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, avrebbe detto ai ministri delle finanze dell’area dell’euro che il nuovo strumento anti-spread entrerà in funzione se gli spread obbligazionari si allargherano oltre determinate soglie o se i movimenti del mercato superano una certa velocità.

Tra gli altri titoli balzo di oltre il 5% per Nexi e Pireli. Bene anche Enel (+0,78%) che ha annunciato la cessione dell’intera quota del 56,43% in PJSC Enel Russia e l’avvio di un buyback su massime 2,7 mln di azioni proprie.

In rialzo moderato Ferrari (+0,3%) su cui oggi sia Intesa che Banca Akros hanno alzato la valutazione in scia alle indicazioni arrivate dal nuovo piano al 2026.

Male i titoli oil (-4,73% ENI, –1,48% Tenaris) con le quotazioni del petrolio in forte calo oggi sui timori che le mosse restrittive delle banche centrali comportino un forte rallentamento della crescita economica e quindi minore domanda di greggio.