Finanza Notizie Italia Telegraph: caso Tim come intrigo mafia. Dietro Elliott vendetta Berlusconi contro Bolloré?

Telegraph: caso Tim come intrigo mafia. Dietro Elliott vendetta Berlusconi contro Bolloré?

“Battle for Telecom Italia has all the intrigue of a mafia story”: ovvero “la battaglia per Telecom Italia presenta tutto l’intrigo di una storia di mafia”. E’ il titolo di un articolo pubblicato qualche ora fa dal Telegraph. Parole pesanti, che ripercorrono la storia di Vivendi in TIM, descrivendo l’attuale battaglia tra i francesi capitanati dal magnate Vincent Bolloré e il fondo attivist Elliott.

Alla vita e ai raid di Vincent Bolloré il quotidiano britannico dedica ampio spazio: il finanziere bretone che controlla Vivendi è, d’altronde, grande regista di operazioni finanziarie in tutto il mondo, uomo potente nel palcoscenico della finanza internazionale…che però ora alcuni vedono al tramonto, complici i guai giudiziari emersi la scorsa settimana, che rischiano di far apparire la partecipazione francese in TIM ancora più vulnerabile, in vista dell’assemblea del prossimo 4 maggio. 

Bolloré è stato fermato la scorsa settimana e poi accusato di corruzione, nel caso delle concessioni portuali che il suo gruppo, il Gruppo Bolloré, si è aggiudicato in Africa, precisamente in Guinea e a Togo.

Ora, “non c’è nessun legame diretto tra il caso dei porti africani e Telecom Italia – spiega al quotidiano britannico Francois Godard, di Enders Analysis – ma l’arresto di Bolloré è ovviamente un grande vantaggio per tutti coloro che, in Italia, ritengono che non sia lui la persona giusta a controllare Telecom Italia”.

La schiera dei contrari a Bolloré si fa tra l’altro più numerosa, raccogliendo nuovi adepti.

Nel ripercorrere la presenza di Vivendi in TIM con una quota del 24%, il Telegraph ricorda come “alcuni osservatori di mercato ritenessero che Bolloré e Vivendi fossero entrati in TIM per venderla velocemente a profitto. (dunque, fare la stessa cosa che Vivendi accusa il fondo Elliott di voler fare, quando afferma che obiettivo dell’hedge fund è di smantellare la società)“.

Il punto è che, se questo era anche l’intento di Bolloré, sicuramente le cose non sono andate come previsto, considerata la continua perdita di valore del titolo TIM. 

E ora “questa battaglia con Elliott potrebbe rivelare che Bolloré non detiene davvero il controllo di Telecom Italia, mettendo a rischio di conseguenza il valore della sua partecipazione”.

Già “investire in Italia – sottolinea Godard – è come camminare nelle sabbie mobili”. Se a questo si aggiunge come Bolloré sia stato molto bravo nel farsi più di un nemico in Italia, si comprende come la posizione in cui versa il finanziere non sia, almeno storicamente, delle migliori.  

Oltre alla platea degli azionisti insoddisfatti di come stanno andando le cose in TIM, c’è tra i ‘nemici’ anche l’ex premier Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia. 

Ed è su questo punto che il Telegraph si sofferma, segnalando come molti in Italia e alcuni in Vivendi credano che ci sia proprio lui, Silvio Berlusconi, dietro l’attacco di Elliott per la conquista di Telecom Italia in un paese, scrive il Telegraph, in cui l’intrigo politico è secondo solo al calcio. 

Nessuno dimentica la vicenda, finita in tribunale, che ha visto Bolloré rompere prima il contratto Mediaset Premium e poi dare il via a una scalata ostile con cui in pochi mesi, nel 2016, arrivò a portare la sua quota nel gruppo italiano dal 3,5% al 29%, sfidando direttamente il controllo della famiglia Berlusconi (che con la holding Finivest, controlla Mediaset con una quota del 40%).

La situazione è stata in qualche modo risolta con l’intervento dell’Agcom, che ha portato Vivendi a dirottare una partecipazione del 19,19% di quella totale detenuta in Mediaset in un fondo fiduciario, e dunque a ridurre la sua quota diretta a poco meno del 10% dei diritti di voto.

Certo, non è che la questione sia del tutto risolta e teatri degli incontri obbligati tra i manager di Mediaset e Vivendi si confermano in assoluto le sedi dei tribunali.

Del fermo di Bolloré ha parlato di recente la stessa Marina Berlusconi, figlia dell’ex premier e presidente di Fininvest, di Arnoldo Mondadori Editore e consigliere di amministrazione di Mediaset:

“Su Tim – ha detto – non abbiamo un auspicio. Quello che posso dire è che il signor Bolloré non si è smentito neppure nel modo in cui si è comportato anche in Tim, perché ha usato la delicatezza e la compostezza di Attila. Soltanto che Attila, poi, un impero enorme era riuscito a crearlo. Di loro abbiamo visto tutti molto bene e toccato con mano quella che è l’arroganza e la spregiudicatezza, anche perché non fanno nulla per nasconderle”.

Invece, ha continuato Marina Berlusconi, “quello che nascondono davvero molto bene è il pensiero strategico che sta dietro ai loro comportamenti e lo fanno talmente bene che a volte viene persino da chiedersi se esista davvero, il pensiero strategico”.

Ma ci potrebbe essere davvero Berlusconi, ora, dietro la carica del fondo Elliott? Tra i due c’è stato più di un contatto. Così il Telegraph:

“Quando Silvio Berlusconi ha cercato di vendere il Milan a un investitore cinese, lo scorso anno, è stato Elliott che si è fatto avanti con un prestito di 128 milioni di euro, nel momento in cui l’acquirente ha avuto difficoltà a mettere insieme i soldi. E se non riceverà i suoi soldi indietro entro ottobre, sarà il fondo Elliott a prendere il controllo del Milan”.

Finora, “Elliott lascia cadere le ipotesi secondo cui starebbe agendo come uno strumento di vendetta di Berlusconi contro Bolloré, definendole frutto di teorie cospirazioniste, e facendo notare che, se non avesse prestato quei finanziamenti, comunque l’ex premier avrebbe potuto benissimo decidere di mantenere sia la proprietà del club che i soldi che fino a quel momento aveva ricevuto dai cinesi”.

Fatto sta, che il dubbio rimane.