News Notiziario Notizie Italia Tassi BTP oltre 3,6% post Bce, spread punta dritto verso quota 230. ‘In discussione sostenibilità debito Italia’

Tassi BTP oltre 3,6% post Bce, spread punta dritto verso quota 230. ‘In discussione sostenibilità debito Italia’

Così Hetal Mehta, Senior European Economist di LGIM, ha

commentato le novità arrivate dalla Bce di Christine Lagarde, che ieri ha annunciato la fine del piano di Quantitative easing APP a partire dal prossimo 1° luglio e un rialzo dei tassi di 25 punti base nella prossima riunione del 21 luglio, seguito da altre strette monetarie.

La reazione dei BTP e dello spread BTP-Bund alle parole di Christine Lagarde e agli annunci della Bce è stata immediata, mettendo in evidenza tutta la vulnerabilità dell’Italia e dei debiti sovrani dell’area euro: il brusco sell off sui BTP ha portato i tassi decennali a infiammarsi fino al 3,67%, al record in più di otto anni, ovvero dal 2014, a un valore più che triplo rispetto a quello dell’inizio dell’anno, e con un rialzo più forte dal marzo del 2020.

Lo spread BTP-Bund punta dritto verso quota 230, attorno a 227 punti base.

Nel commento “Riunione Bce: si vuole evitare un ‘caso Italia’, Mehta ha fatto notare che “la Banca Centrale Europea si trova attualmente in una posizione molto difficile a causa dell’elevata inflazione, del rallentamento della crescita e della contrazione del mercato del lavoro”.

“Attualmente, – prosegue l’esperto – noi di LGIM riteniamo che il rischio che l’area euro entri in recessione dalla seconda metà del 2023 sia del 60%. Per questi motivi, sono state prese delle misure insolite al fine di rendere più chiaro quale sarà l’andamento dei tassi d’interesse per il breve periodo, sebbene i cosiddetti ‘falchi’ stiano facendo pressione affinché l’istituto agisca in tempi più rapidi”.

“La Bce – continua Mehta – ha dichiarato che a partire dal 1° luglio 2022 interromperà il suo programma di acquisto degli asset; tuttavia, continuerà comunque a reinvestire almeno fino alla fine del 2024. Riteniamo che, con queste mosse, l’istituto speri di non dover creare un nuovo programma a supporto dell’Italia. Il motivo è che uno dei principali vantaggi dell’Asset Purchase Programme era la possibilità di emettere debito sovrano a costi più contenuti, un’opportunità molto vantaggiosa per governi come quello di Roma, il cui rapporto debito/Pil dovrebbe arrivare a toccare quota 160% a causa delle misure di sostegno emanate durante la pandemia di Covid-19. Il fatto che i tassi d’interesse si siano mantenuti bassi negli ultimi 8 anni ha permesso al Tesoro di rifinanziare il debito a costi contenuti, riducendo sensibilmente le uscite generate da questo e rendendo l’onere che ne deriva più gestibile”.

Ora, con la nuova era appena ufficializzata, “l’aumento dei tassi d’interesse, e di conseguenza degli oneri finanziari, da parte della Bce mette in discussione la sostenibilità del debito di un paese come l’Italia – e questo obbliga la Banca Centrale a essere molto più ‘trasparente’ circa le sue intenzioni di effettuare ulteriori rialzi; molto più di quanto lo siano stati altri istituti come la Federal Reserve o la Banca d’Inghilterra”.