Notiziario Notizie Italia Shrinkflation: Antitrust accende faro. I prodotti più colpiti e i colossi più furbetti

Shrinkflation: Antitrust accende faro. I prodotti più colpiti e i colossi più furbetti

L’Antitrust punta il faro sul fenomeno sempre più diffuso in Italia della “shrinkflation“, ovvero la pratica da parte delle aziende di ridurre le quantità di prodotto mantenendo lo stesso prezzo. Una sorta di inflazione occulta a danno dei consumatori, che spesso non si accorgono di confezioni e pesi ridotti a parità di prezzo sugli scaffali.

Qualche esempio? Secondo la rilevazione dell’Unione Nazionale dei Consumatori, le mozzarelle si sono ristrette a 100 grammi dai 125 precedenti, il caffè da 225 al posto di quello da 250 grammi, la pasta spesso non è più nei formati consolidati da 500 grammi e da 1 Kg, il tè con 20 bustine invece di 25 e così via.

Di fatto, questa pratica maschera l’aumento dei prezzi e svuota i carrelli della spesa. Secondo Assoutenti, infatti, la shrinkflation incide in modo pesante sulle tasche dei consumatori e, attraverso la riduzione delle quantità contenute nelle confezioni dei beni, svuota i carrelli fino al 30%.

 

L’Antitrust, nel corso dell’audizione odierna in Commissione parlamentare di inchiesta sui consumatori, ha confermato in pieno l’allarme lanciato dalle associazioni dei consumatori e ha annunciato l’avvio di verifiche sul fenomeno alla luce della possibile pratica commerciale scorretta.

Nel suo intervento odierno Giovanni Calabrò, Direttore Generale DG Tutela del Consumatore dell’Antitrust, ha affermato che “la shrinkflation è una tecnica di marketing, legittima purché siano rispettate alcune condizioni”, specie in riferimento alla trasparenza resa ai consumatori e alla corretta etichettatura dei prodotti.

“E’ scorretto, però – puntualizza Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – diminuire il quantitativo interno di un prodotto mantenendo la confezione della stessa grandezza, oppure ridurre di pochi grammi il peso rispetto a quelli tradizionali e consolidati da decenni, così come è ingannevole nascondere il peso anomalo nella parte nascosta della confezione, quella inferiore, scrivendolo a caratteri minuscoli tra decine di altre scritte, costringendo il consumatore ad organizzare una caccia al tesoro per trovarlo”.

Proprio per questo, ora l’Antitrust ha avviato alcune verifiche ai fini della applicazione del Codice del consumo per la possibile fattispecie di pratiche commerciali scorrette, e approfondimenti su aspetti legati alla trasparenza.

 

Il meccanismo che c’è dietro l’inflazione ormai è noto: il rincaro di carburanti e materie prime si ripercuote su tutta la filiera facendo schizzare i prezzi anche sugli scaffali dei supermercati. In questo contesto, diminuire la quantità di prodotto anziché alzare il costo può in qualche modo illudere i consumatori. I consumatori, infatti, tendono ad essere sempre sensibili al prezzo, ma potrebbero non notare piccoli cambiamenti nella confezione o non fare caso alle indicazioni, scritte in piccolo, sulle dimensioni o sul peso di un prodotto.

 

I primi a lanciare l’allarme sono stati i tecnici e gli economisti dell’Istituto di statistica britannico (Ons, Office for National Statistics). Secondo le loro rilevazioni, negli ultimi sei anni in circa 2.500 casi le confezioni di prodotti (soprattutto alimentari e per l’igiene della casa) sono state ridimensionate in peso e quantità.

La situazione in Italia è stata fotografata da Istat. Secondo l’istituto nazionale di statistica dal 2012 al 2017 i casi analoghi registrati in mercati, rivendite e supermercati sono stati 7.306. Nello stesso periodo, di 4.983 prodotti è stato modificato non solo il confezionamento ma anche il prezzo.

Le classi di prodotto interessate dal fenomeno della “shrinkflation” sono in totale 11. I picchi si registrano nel settore merceologico di zuccheri, dolciumi, confetture, cioccolato, miele (in 613 casi diminuzione della quantità e aumento del prezzo) e in quello del pane e dei cereali (788 casi in cui, però, si è riscontrata solo una riduzione delle confezioni). Bibite, succhi di frutta, latte, formaggi, creme e lozioni sono le altre categorie di prodotti a cui è bene prestare particolare attenzione.

Si tratta di un’abitudine diffusissima, avverte il Codacons, che aveva presentato nelle settimane scorse un dettagliato esposto all’Autorità e a 104 Procure della Repubblica proprio sul fenomeno della shrinkflation. Secondo l’associazione, lo farebbe Nestlé, Barilla, Ferrero, Coca-cola, nessuno dei grandi marchi sarebbe esente da questo escamotage. Spesso, precisa il Codacons, a una diminuzione del quantitativo di prodotto si associa un nuovo packaging e un restyling visivo così da rendere il tutto ancor più accattivante.