Finanza Notizie Italia Povertà raddoppia, incubo aumento Iva. Bankitalia: ok scongiurarlo, ma non torniamo indietro con debito

Povertà raddoppia, incubo aumento Iva. Bankitalia: ok scongiurarlo, ma non torniamo indietro con debito

La necessità di scongiurare l’aumento dell’Iva appare ancora più impellente, a giudicare dai dati sulla povertà assoluta che sono stati resi noti in mattinata dall’Istat. Dati che, come ha sottolineato il Codacons, hanno messo in evidenza che il numero di individui in condizione di povertà assoluta in Italia è più che raddoppiato in 10 anni, dalla crisi economica ad oggi.

Per la prima volta, il deterioramento delle condizioni ha interessato inoltre anche il Nord Italia. I dati sono stati riportati nel corso dell’audizione sul Def, alle commissioni congiunte di Camera e Senato, da Giorgio Alleva, presidente dell’Istat.

Alleva ha fatto il punto della situazione dell’economia italiana, affrontando diversi temi, come l’indebitamento netto, l’effetto del rischio di una guerra commerciale sulla crescita del Pil, in generale la crescita economica dell’Italia che assiste, è stato confermato, a una fase di decelerazione.

In generale, ha fatto notare Alleva, “per il 2017, il quadro fornito dagli indicatori di benessere mostra diffusi miglioramenti, associati tuttavia all’aggravamento di alcune criticità soprattutto sul fronte della disuguaglianza e della povertà assoluta. Quest’ultima, secondo la stima preliminare, coinvolgerebbe nel 2017 poco meno di 1,8 milioni di famiglie, con un’incidenza del 6,9%, in crescita di sei decimi rispetto al 2016 (6,3%; era 4% nel 2008); si tratta di circa 5 milioni di individui, l’8,3% sul totale della popolazione residente (in aumento: era 7,9 nel 2016 e 3,9 nel 2008)”.

“La ripresa dell’inflazione nel 2017 spiega circa la metà (tre decimi di punto percentuale) dell’incremento dell’incidenza della povertà assoluta; la restante parte deriva dal peggioramento della capacità di spesa di molte famiglie che sono scese sotto la soglia di povertà. Complessivamente, si stima che nel 2017 siano in povertà assoluta 154mila famiglie e 261mila individui in più rispetto al 2016. Dal punto di vista territoriale, i dati provvisori mostrano aumenti nel Mezzogiorno e nel Nord, e una diminuzione al Centro. L’aumento delle famiglie in povertà assoluta è, inoltre, sintesi di una diminuzione in quelle in cui la persona di riferimento è occupata, e di un aumento in quelle in altra condizione”.

Una società, quella italiana, che continua a combattere ancora, dunque, a 10 anni dalla crisi, con la crescita della piaga della povertà assoluta. In questa situazione, si guarda ancora con più preoccupazione agli effetti recessivi che un aumento dell’Iva avrebbe sui fondamentali della congiuntura. Effetti recessivi di cui ha parlato chiaramente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel momento in cui ha auspicato la formazione di un governo neutro, che diriga il paese verso le elezioni anticipate e che abbia tra i suoi compiti soprattutto il varo della legge di bilancio, con la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, al fine di evitare l’aumento dell’Iva.

L’allarme sulle condizioni in cui versano gli italiani è stato lanciato dal Codacons, che ha commentato i dati sulla povertà: 

Si tratta di numeri impressionanti e che non necessitano di commenti – ha detto il presidente dell’associazione Carlo Rienzi – Secondo l’Istat nel 2007 le famiglie in condizione di povertà assoluta erano 975mila, mentre oggi salgono a 1,8 milioni; il numero di individui poveri nel 2007 era pari a 2.427.000, contro i 5 milioni del 2017. Questo significa che in 10 anni i cittadini in povertà assoluta in Italia sono aumentati del +108%, praticamente sono più che raddoppiati”.

“La crisi economica che ha investito il nostro paese negli ultimi anni – ha continuato Rienzi – continua a far sentire i suoi effetti, con conseguenze dirette sull’incidenza della povertà. Dati in grave peggioramento che, per la prima volta, non riguardano solo il Mezzogiorno ma, come attesta l’Istat, coinvolgono anche le regioni del Nord Italia, dove si registra un aumento dei cittadini poveri”.

ISTAT: EFFETTI AUMENTO IVA SU PIL E CONSUMI

La stessa Istat ha reso noto che la mancata sterilizzazione delle clausole di salvaguardia e il conseguente aumento dell’Iva avrebbero un impatto negativo sulla crescita del Pil italiano pari allo 0,1%. i consumi delle famiglie scenderebbero dello 0,2 per cento.

Come fare a scongiurare tale situazione? Una risposta è arrivata, sempre nel corso dell’audizione sul Def, dal direttore generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini:

“Se si vuole evitare, o contenere, l’aumento dell’Iva e si è ugualmente determinati a imboccare la strada di una riduzione del debito visibile e significativa, bisognerà ricercare fonti alternative di aumento di entrata o riduzione di spesa”.

Ma non manca l’avvertimento:

“Basta tenere a mente che l’avanzo primario di bilancio, valutato realisticamente ex ante e verificato ex post, resta la bussola che consente di mantenere fermo l’orientamento verso il riequilibrio della finanza pubblica. È a questo orientamento che guardano gli investitori. Se ora esitassimo o tornassimo indietro, resteremmo esposti al rischio di una crisi di fiducia, che potrebbe rendere tutto il percorso più arduo e costoso. Al contrario, se diventerà ancora più evidente un intento condiviso di agire sugli squilibri strutturali della finanza pubblica, lo spread potrebbe ulteriormente ridursi, facilitandoci il compito“.

Come al solito l’Italia si ritrova dunque tra l’incudine e il martello: tra la necessità di dare una spinta alla crescita della sua economia, che rimane a dispetto della ripresa fanalino di coda dell’Europa intera, nel caso specifico quella dunque di evitare l’impatto recessivo dell’aumento dell’Iva, e il bisogno di vigilare attentamente sui conti pubblici, visto il rapporto debito-Pil che rimane ancora troppo elevato.

Per questo, Signorini è stato chiaro nel difendere le riforme sulle pensioni fin qui adottate, dunque la riforma Fornero inclusa.

La sostenibilità del debito pubblico italiano “poggia in larga misura sulle riforme pensionistiche introdotte nell’arco degli ultimi decenni, che assicurano una dinamica degli esborsi in complesso gestibile nonostante l’invecchiamento della popolazione”.

Tali riforme, per il vice direttore generale di Bankitalia, rappresentano “uno dei punti di forza della finanza pubblica italiana”. Come tali, è opportuno non indebolirle, anche alla luce del fatto che le proiezioni più aggiornate sono oggi meno favorevoli delle precedenti”.

A tal proposito, Palazzo Koch ha confermato le stime di crescita, ma ha avvertito sul rischio rappresentato dall’imposizione di dazi doganali.

Bankitalia ha di fatto confermato l’outlook di un aumento del Pil nel 2018 dell’1,4%, mettendo in guardia da un aumento dei rischi dovuto all’escalation delle tensioni sul commercio.

“Nel Bollettino economico della Banca d’Italia pubblicato in gennaio si prevedeva un aumento del prodotto dell’1,4 per cento quest’anno e dell’1,2 sia nel 2019 sia nel 2020 – ha ricordato Signorini  – continuiamo a ritenere che questo rimanga lo scenario più probabile, è però aumentato il rischio di una minore crescita, anche in relazione all’andamento osservato dell’economia e agli sviluppi nelle relazioni internazionali, come sottolinea anche il Def”.

A questo punto, appuntamento cruciale è quello del prossimo 22 maggio, quando l’Istat, come ha ricordato Alleva, diffonderà le previsioni sull’andamento dell’economia italiana per l’anno in corso.