Finanza Notizie Italia Occupazione: aumentano le assunzioni, ma non quelle a tempo indeterminato

Occupazione: aumentano le assunzioni, ma non quelle a tempo indeterminato

Nei primi sette mesi dell’anno, le assunzioni nel settore privato in Italia sono state oltre 4 milioni, in aumento del 18,5% rispetto al corrispondente periodo del 2016 e superiori alle cessazioni pari a 3 milioni (+15% rispetto all’anno precedente). Il saldo tra assunzioni e cessazioni di lavoro è dunque positivo, per poco più di 1 milione, meglio di quello del corrispondente periodo sia del 2016 (+825.000) che del 2015 (+930.000). E’ ciò che emerge dall’Osservatorio sul precariato diffuso oggi dall’Inps. Il saldo annualizzato, vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi, risulta positivo, pari a +571mila, e in crescita continua da inizio anno.

Guardando da vicino i dati, la crescita delle assunzioni riguarda quelle a tempo determinato (+25,9%) e dall’apprendistato (+25,9%). Sono invece diminuite quelle a tempo indeterminato: -4,6%, un calo rispetto al 2016 interamente imputabile alle assunzioni a part time. Tra le assunzioni a tempo determinato, appare significativo l’incremento dei contratti di somministrazione (+20,4%) e ancora di più quello dei contratti di lavoro a chiamata che nel periodo sono più che raddoppiati attestandosi a 251mila, con un incremento del 124,7%. “Questo significativo aumento, come in parte anche quello dei contratti di somministrazione e dei contratti a termine, può essere posto in relazione alla necessità delle imprese di ricorrere a strumenti contrattuali sostitutivi dei voucher, cancellati dal legislatore a partire dalla metà dello scorso mese di marzo (e riattivati con profonde modifiche normative dal mese di luglio)”, spiega l’Inps.
Le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato (incluse le prosecuzioni a tempo indeterminato degli apprendisti) sono risultate 215mila, con un lieve incremento rispetto allo stesso periodo del 2016 (+0,7%).

Per le cessazioni, la crescita è dovuta unicamente ai rapporti a termine (+23,2%). Le cessazioni di rapporti a tempo indeterminato risultano in lieve flessione (-0,5%). Con riferimento ai rapporti di lavoro a tempo indeterminato, il numero complessivo dei licenziamenti risulta pari a 340mila, in riduzione rispetto a gennaio-luglio 2016 (-4,4%); in aumento risultano invece le dimissioni (+4,3%).