Lavoro: misure anti-Covid hanno evitato 600mila licenziamenti, cosa succederà dopo il 31 gennaio?

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Redazione Finanza

19 novembre 2020 - 15:55

MILANO (Finanza.com)

Le misure anti-Covid introdotte dal governo, tra cassa integrazione, blocco dei licenziamenti e sostegno alla liquidità delle imprese, hanno impedito circa 600 mila licenziamenti nell'anno in corso. E' ciò che emerge dal rapporto diffuso oggi da Bankitalia, che invita a valutare con attenzione al da farsi in vista del 31 gennaio, quando scadrà la cassa-Covid e il blocco dei licenziamenti. "Le stime suggeriscono che un’interruzione simultanea sia della CIG-Covid sia del blocco dei licenziamenti dovrebbe essere valutata con estrema cautela al fine di evitare possibili brusche cadute", avvertono.


L’evoluzione dei licenziamenti
In Italia i licenziamenti nel settore privato non hanno mai superato le 600 mila unità all’anno, neppure all’apice della crisi del debito sovrano (a cui vanno aggiunti in media circa 100 mila ulteriori licenziamenti negli altri settori). E sarebbe stato ragionevole ipotizzare che in assenza della crisi Covid-19 anche quest'anno ci sarebbero stati all’incirca 500 mila licenziamenti, come nel 2019. Lo shock pandemico però ha stravolto le cose: in assenza di politiche, i licenziamenti nel 2020 sarebbero aumentati di circa il 30% in un solo anno, arrivando a 700 mila unità.

La copertura garantita dalla CIG-Covid ha invece evitato circa 200 mila licenziamenti, mentre la norma sul blocco dei licenziamenti sta impedendo almeno 400 mila licenziamenti che si sarebbero verificati in condizioni normali. L’insieme delle politiche del governo avrebbe evitato quindi finora circa 600 mila cessazioni.

Ma poteva andare peggio. Nonostante l’ampiezza della crisi da Covid-19, la cui intensità si prospetta molto superiore a quella degli episodi recessivi del 2008 e del 2012, il numero potenziale di licenziamenti, per quanto assai elevato nel confronto storico, è inferiore a quanto stimato da alcuni commentatori (intorno al milione di lavoratori) questo perché i settori maggiormente colpiti dall'effetto Covid sono quelli con un peso nel complesso relativamente ridotto di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato o impiegati in piccole imprese. Il quadro sarebbe stato assai peggiore se la crisi, nella sua prima fase, avesse colpito in misura maggiore i settori nei quali il lavoro stabile è relativamente più diffuso, come l’industria manifatturiera.

Cosa aspettarsi nel 2021?
I dati di Bankitalia suggeriscono che la CIG sia efficace nel limitare i licenziamenti nel breve termine. In altre parole, non è detto che la CIG consenta di ammortizzare integralmente gli effetti di variazioni negative dell’attività e che un lavoratore in CIG non corra comunque il rischio di essere licenziato una volta terminato il periodo di copertura della cassa. Anzi, le stime presentate segnalano una correlazione positiva tra il flusso di licenziati in un dato anno e i livelli passati della CIG: la cassa integrazione risulta più efficace nel ridurre i licenziamenti nell’anno stesso, ma questo effetto diminuisce già un anno dopo.

Nel valutare l’impatto complessivo del blocco dei licenziamenti sull’occupazione, invece, va considerato anche quello sulla dinamica delle assunzioni, che può risentire di una forte riduzione del turnover: questa, oltre ad avere effetti sui lavoratori a tempo indeterminato, può limitare le possibilità di impiego di coloro che devono ritornare nel mercato del lavoro (in primis i lavoratori temporanei il cui contratto di lavoro è scaduto) e di coloro che vi si affacciano per la prima volta.

Sebbene non si abbiano ancora indicazioni per valutare la dinamica presumibile dei licenziamenti nel 2021 e le novità recentemente introdotte dal decreto “Ristori” e annunciate dal governo, le stime suggeriscono che un’interruzione simultanea sia della CIG-Covid sia del blocco dei licenziamenti dovrebbe essere valutata con estrema cautela al fine di evitare possibili brusche cadute. In prospettiva, quando il migliorare delle condizioni congiunturali lo consentirà, una rimozione graduale del blocco dei licenziamenti potrebbe accompagnarsi al mantenimento di un accesso ampio alla CIG-Covid.

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