Finanza Notizie Italia Giuliano Amato parla della notte della lira e del prelievo forzoso del ’92: fu un male necessario’

Giuliano Amato parla della notte della lira e del prelievo forzoso del ’92: fu un male necessario’

La verità sulla “notte della lira”, 25 anni dopo, la racconta lui stesso: in un’intervista rilasciata al settimanale L’Economia del Il Corriere della Sera, l’allora presidente del Consiglio Giuliano Amato ripercorre la terribile crisi della lira e l’autunno nero del 1992. Ma parla anche di quel prelievo forzoso del 6 per mille che tuttora fa venire i brividi agli italiani.

Qualcuno ricorda ancora quella sera del del 13 settembre di quell’anno quando, in diretta televisiva, Amato informò gli italiani della scelta drammatica di svalutare la moneta, per salvare l’Italia. 

“La lira dall’indomani avrebbe svalutato di un primo 7% sul marco tedesco: era l’inizio di una «sospensione» della valuta italiana nel Sistema monetario europeo (Sme), l’apice di una crisi del debito che si sarebbe rivelata la prova generale di quella del 2011-2012″, ricorda Federico Fubini, che ha intervistato l’ex premier.

Amato sapeva che le imprese desideravano la svalutazione della lira. 

“Se ne parlava sui giornali e sembrava una soluzione classica: quando la moneta è sopravvalutata del 25%, si apre la valvola della pressione e poi si vive meglio. Ma noi avevamo un debito pubblico enorme già allora e rinunciare alla forza della lira poteva mandare allo sbando la finanza pubblica. Quando nacque il mio governo, ci chiedemmo se non era il caso di svalutare subito. Carlo Azeglio Ciampi era governatore della Banca d’Italia, Piero Barucci ministro del Tesoro, Mario Draghi direttore del Tesoro”.

Amato sottolinea che la decisione, che venne presa, fu seguita da “settimane durissime. Le imprese erano contente per la moneta più debole – la svalutazione della lira rese infatti più convenienti le esportazioni italiane – Ma noi avevamo anche i pagamenti essenziali dello Stato per contenere le emissioni di titoli del Tesoro. A settembre la Banca d’Italia era dovuta intervenire. C’erano code agli sportelli, fra cui la più lunga all’agenzia del Senato! La Guardia di Finanza mi faceva rapporto ogni giorno sugli spalloni che portavano soldi in Svizzera. Poi a ottobre avevamo una maxi-emissione da 47 mila miliardi, tremavamo all’idea». E invece, ricorda Amato, l’asta “andò benissimo”, e “fu la fine dell’incubo”.

 

Ma Amato non è passato alla storia ‘solo’ per la svalutazione della lira. Ancora prima, nel mese di luglio, l’allora presidente del Consiglio aveva scioccato gli italiani varando il prelievo forzoso del 6 per mille dai conti correnti.

Tuttora l’ex premier afferma che si trattò di “un male necessario”.

Il punto, sottolinea nell’intervista, è che “serviva una prima manovra correttiva da 30.000 miliardi di lire, e avevo passato la notte a discutere con i tecnici del Tesoro e delle Finanze come trovare gli ultimi otto. Mi offrivano di alzare l’Iva, ma avrebbe fatto alzare ancora l’inflazione; o di agire sull’Irpef, ma avrei alzato le tasse sui ceti più deboli. Fu allora, alle 4 del mattino, che Giovanni Goria (l’allora ministro delle Finanze) mi prese da parte e mi chiese se poteva studiare il prelievo”.

Un prelievo forzoso, di cui si è tornato a parlare più volte nel corso degli ultimi anni, come una misura di emergenza reputata in alcuni casi e anche da alcuni paesi necessaria.

Nel gennaio del 2014, fece discutere per esempio l’appello della banca centrale tedesca, la Bundesbank, rivolto ai governi dei paesi dell’Eurozona più vulnerabili sul debito, affinché imponessero una patrimoniale a carico dei loro cittadini, prima di cercare aiuto da altri paesi.

E in un articolo di quei giorni del Financial Times, che porta la firma di Peter Spiegel, si ricorda anche come, all’apice della crisi dell’Eurozona, nel 2011, “Roma avesse attivamente considerato l’imposizione di una tassa patrimoniale straordinaria, come mezzo per ripagare il carico del debito sovrano, il più alto nell’area euro dopo quello della Grecia”.  

Una misura che non venne poi mai varata.

Tornando all’intervista rilasciata all’Economia, alla domanda se Carlo Azeglio Ciampi (all’epoca governatore di Bankitalia) fosse d’accordo sul prelievo forzoso, Amato risponde:

«Il mattino dopo – l’idea di Goria di studiare il prelievo – c’era Consiglio dei ministri. Goria arrivò verso mezzogiorno e sedette all’altra estremità del tavolo. Allora feci un errore di avventatezza, perché gli sillabai sottovoce: ‘Hai par-la-to con Ciam-pi?’. Speravo leggesse le mie labbra. Lui fece cenno di sì, chissà che aveva capito. Gli detti la parola e la misura passò. Ciampi probabilmente avrebbe sconsigliato, ma non sapeva niente!».