Finanza Notizie Italia FCA, il rally fa crescere il tesoro di Marchionne. Che con Ferrari e CNH balza a mezzo miliardo

FCA, il rally fa crescere il tesoro di Marchionne. Che con Ferrari e CNH balza a mezzo miliardo

I recenti balzi del titolo FCA scatenati dalle continue speculazioni su scenari di M&A hanno fatto sicuramente la fortuna di Sergio Marchionne. Che non è ‘solo’ l’amministratore delegato di Fiat-Chrysler, ma anche socio privato, con 14,6 milioni di titoli Fca, che incidono per l’1% del capitale. E che, grazie al balzo del 20% circa in poche sedute, scrive oggi il Sole 24 Ore, hanno aumentato la ricchezza del numero uno dell’azienda alla “cifra record di 181 milioni di euro”.

Ma Marchionne, continua l’articolo, non si è limitato certo a puntare solo su FCA e detiene pacchetti azionari di tutto rispetto anche in Cnh Industrial e Ferrari. E anche tali pacchetti hanno fatto la sua fortuna, confermandosi scommesse vincenti. 

Scrive Il Sole 24 Ore che, con lo spin off e la quotazione in Borsa, Marchionne ha ricevuto un titolo Ferrari per ogni 10 azioni Fiat Chrysler detenute: dunque 1,46 milioni di pezzi che valgono in Borsa 139 milioni di euro, dopo che le quotazioni hanno triplicato il loro valore nell’ultimo anno.  Il dirigente ha puntato anche su CNH Industrial in questi anni e detiene un pacchetto di 11,8 milioni di azioni, che oggi valgono 108 milioni di euro, grazie al +40% dall’estate scorsa.

Sommando la ricchezza legata a queste partecipazioni, si arriva a 428 milioni di euro.

Intanto, su possibili operazioni di M&A che vedrebbero protagonista FCA, Automotive News ha fatto notare come a battersi per FCA e soprattutto per il marchio Jeep sarebbe l’America First di Donald Trump.

Tra l’altro, la procedura richiede che un qualsiasi eventuale acquisizione di asset americani da parte di un qualsiasi investitore straniero debba  prima di tutto superare un importante test: quello del Committee on Foreign Investment in the United States, che opera sotto il controllo del dipartimento del Tesoro. E che in ogni momento può decidere di bocciare o frenare un eventuale accordo: soprattutto se si tratta, come in questo caso, di Fiat Chrysler e/o dei suoi brand made in Usa. E soprattutto se il potenziale aggressore è cinese.