FCA, Elkann: 'con Renault irragionevole spingersi oltre'. Di Maio: 'Francia non ha fatto bella figura'

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Laura Naka Antonelli

7 giugno 2019 - 09:16

MILANO (Finanza.com)

Le nozze saltate tra FCA e Renault diventano nuovo Pomo della discordia tra l'Italia e la Francia. FCA ha ritirato ieri la proposta di fusione, che avrebbe creato il terzo gruppo dell'auto a livello globale, con sinergie valutate 5 miliardi. Il motivo è stato chiarito prima con un comunicato stampa e, successivamente, con una lettera che il presidente di Fiat Chrysler John Elkann ha inviato ai suoi dipendenti.

La scelta di dire stop a Renault, ha detto Elkann "non è stata presa con leggerezza ma con un obiettivo in mente: la protezione degli interessi della nostra società e di coloro che lavorano qui, tenendo chiaramente in considerazione tutti i nostri stakeholder".

"La decisione di iniziare queste conversazioni con Groupe Renault è stata corretta, una decisione che abbiamo preso dopo esserci preparati su tutti i fronti - ha continuato Elkann nella nota - L'ampio consenso che ha ricevuto è stato un chiaro segnale che il nostro tempismo, così come l'equilibrio di ciò che abbiamo proposto, erano corretti".

"Persino la miglior proposta come lo era questa, tanto da aver ricevuto positive attestazioni di stima e consenso ha poche possibilità di raggiungere il successo finale se le sue fondamenta si rivelano alla prova dei fatti instabili".

L'affondo contro lo Stato francese, che ha posto diverse condizioni sine qua non per la transazione di fusione, non è mancato:

"Ci vuole coraggio per iniziare un dialogo come abbiamo fatto noi. Quando però diventa chiaro che le conversazioni sono state portate fino al punto oltre il quale diventa irragionevole spingersi, è necessario essere altrettanto coraggiosi per interromperle e ritornare immediatamente all'importante lavoro che abbiamo da fare".

Questo non significa che FCA smetterà di considerare altre opzioni interessanti.

"Sotto la leadership di Mike Manley (nuovo AD di FCA che ha preso il posto di Sergio Marchionne), FCA è una società straordinaria, piena di persone eccezionali con una chiara strategia per un futuro forte e indipendente. Continueremo a essere aperti a opportunità di ogni tipo che offrano la possibilità di rafforzare e accelerare la realizzazione di questa strategia e la creazione di valore".

"Ora è tempo di concentrarci sul presente e sul conseguimento degli obiettivi che ci siamo posti per quest'anno".

E questo presente, per caso, avrà a che fare con il passato? FCA tornerà a sondare la carta PSA?

Possibile, secondo le ultime indiscrezioni:

"Tra i partner più accreditati spiccherebbe proprio Psa (Peugeot, Citroën, Opel e Ds) che potrebbe portare in dote piattaforme moderne come Emp2 (Efficient Modular Platform) introdotta nel 2013 e la nuova Cmp (Common Modular Platform), dedicata ai modelli di segmento C e B tra cui le nuove Peugeot 208 e Opel Corsa (pronte per i concessionari) sviluppate fin da subito anche nelle versioni elettriche (oltre che benzina e diesel) grazie alla variante per auto alla spina di questa piattaforma. Psa è in buona salute (ha archiviato un 2018 record con un fatturato in crescita del 19% e un risultato netto in rialzo del 40%) per merito della cura di Carlos Tavares che però punta a espandersi in nuovi mercati (gli Usa) e territori come il premium. Fca potrebbe offrire il mercato americano e brand gioiello come Jeep ma andrebbero gestite alcune sovrapposizioni tra marchi e modelli".

Ma si fanno anche i nomi di Hyundai e della cinese Geely che ha acquistato Volvo, precisa ancora Il Sole.

LA RISPOSTA DELLA FRANCIA E LA REAZIONE DI DI MAIO: FRANCIA NON HA FATTO BELLA FIGURA

la Francia risponde a FCA con le dichiarazioni del ministro dell'economia Bruno Le Maire, che difende la posizione dello Stato francese affermando che Parigi aveva semplicemente bisogno di più tempo. E che addossa la responsabilità ai giapponesi di Nissan:

"La nostra prima esigenza era che questa fusione fosse siglata nel quadro dell'alleanza tra Renault e Nissan. Questo presupponeva che i rappresentanti di Nissan, presenti nel consiglio di Renault, votassero a favore del progetto. Mercoledì sera questa condizione non è stata rispettata - dice il ministro in una intervista a Le Figaro che è stata ripresa integralmente oggi su Corriere della Sera e La Repubblica .il nostro partner si sarebbe astenuto in caso di voto nel consiglio di Renault".

"Avremmo potuto prendere altro tempo per ottenere il suo appoggio, necessario al lancio della fusione, su basi chiare e solide. Oltretutto il mio viaggio in Giappone nel fine settimana, per il G20 finanziario, mi permetteva di proseguire le discussioni con i nostri partner giapponesi. Ma Fca ha fatto una scelta diversa. In un'operazione di simile portata in cui sono in gioco centinaia di migliaia di posti di lavoro, oltre 30 miliardi di euro di capitalizzazione di Borsa e tecnologie d'avanguardia, non ci si può permettere che i vari attori del progetto non si impegnino fino in fondo. Se alcuni partner esprimono riserve, siamo sicuri che il progetto fallirà.
Noi non abbiamo voluto prendere nessun rischio, né per l'alleanza, né per Renault, vale a dire il nostro strumento industriale".

In tutto questo caso, dove la politica ha sicuramente giocato un ruolo determinante, arriva la stoccata contro la Franciada parte del vicepremier pentastellato Luigi Di Maio. Così, in un'intervista a Radio 24: "la Francia non ha fatto una bella figura".

"L'interventismo di Stato ha provocato il fallimento dell'operazione", ha detto senza tanti giri di parole Di Maio:

"Quella è una operazione di mercato, una operazione che poteva aiutare l'Italia e poteva aiutare Fca. E non devono interferire "continuamente ministri e addirittura presidenti della Repubblica (in riferimento a Emmauel Macron)".

 

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