Economia sommersa e illegale valgono quasi il 12% del Pil. Ancora 3,65 mln di lavoratori irregolari

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Valeria Panigada

14 ottobre 2020 - 10:59

MILANO (Finanza.com)

In Italia l’economia non osservata, vale a dire quella sommersa e quella illegale, genera un valore di 211 miliardi di euro, con un peso dell’11,9% sul Pil nazionale. Secondo gli ultimi dati dell'Istat, riferiti al 2018, il suo valore si è ridotto di circa 3 miliardi rispetto al 2017 (-1,3%), confermando la tendenza alla discesa dell’incidenza sul Pil dopo il picco raggiunto nel 2014 (quando era al 13%). Questo andamento si deve alla diminuzione del sommerso da sotto-dichiarazione e al calo del lavoro irregolare, mentre risulta in crescita l’economia illegale.

"Dati sconfortanti, non degni di un paese civile - ha commentato Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori - I risultati ottenuti contro l'evasione sono a dir poco deludenti ed insignificanti ed i progressi fatti sono a passo di lumaca. Quanto al lavoro nero, è una battaglia persa, dato che nessuno ha voluto ancora combatterla. Fino a che il lavoratore che denuncia il lavoro in nero rischia di passare per evasore e di dover pagare le tasse arretrate, non si andrà da nessuna parte. Bisogna cambiare le regole, creando un contrasto di interessi".

 

Due terzi del sommerso concentrati in tre settori
L’economia sommersa, costituita dalle attività che per motivi diversi sfuggono all’osservazione diretta della statistica ufficiale e pongono problemi particolari nella loro misurazione, ammonta a poco meno di 192 miliardi, il 12% del valore aggiunto prodotto dal sistema economico, con una riduzione di 3,2 miliardi rispetto all’anno precedente. Circa l’80% del sommerso economico si genera nel terziario. In particolare, si concentra per circa due terzi in tre settori di attività economica: Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (40,3%), Altri servizi alle imprese (12,7%) e Altri servizi alle persone (12,0%).


In calo il lavoro irregolare. Ma il suo peso aumenta in agricoltura
Il ricorso al lavoro non regolare è una caratteristica strutturale del mercato del lavoro italiano, precisa la stessa Istat. Nel 2018 si contano 3 milioni e 652 mila unità di lavoro a tempo pieno in condizione di non regolarità, occupate in prevalenza come dipendenti. La riduzione della componente non regolare (-1,3% rispetto al 2017) segnala un ridimensionamento di un fenomeno che nel 2017 si era invece esteso (+0,7% rispetto al 2016). L’incidenza del lavoro irregolare registra un calo diffuso in tutti i settori ad eccezione dell’Agricoltura, dove si rileva un incremento di 0,4 punti percentuali (da 18,4% del 2017 al 18,8%).

 

Sale l’economia illegale soprattutto per il traffico di stupefacenti
Le attività illegali hanno generato un valore aggiunto di 19,2 miliardi di euro, pari all’1,1% del Pil. Rispetto al 2017, si è registrato un incremento dell’1,8%, pari a 342 milioni di euro, meno rilevante di quello dei due anni precedenti, quando l’economia illegale era aumentata di oltre 800 milioni l’anno. La crescita delle attività illegali è determinata per la quasi totalità dal traffico di stupefacenti. Per questa attività il valore aggiunto sale a 14,7 miliardi di euro nel 2018 (+0,3 miliardi rispetto al 2017), e la spesa per consumi si attesta a 16,2 miliardi di euro (+0,4 miliardi rispetto all’anno precedente).

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