Notiziario Notizie Italia Csc: Italia ancora nel G7 mondiale dei Paesi manifatturieri

Csc: Italia ancora nel G7 mondiale dei Paesi manifatturieri

L’Italia è ancora tra i primi sette Paesi industriali del mondo e secondo in Europa dietro la Germania. Rimane sotto i livelli precedenti la crisi finanziaria

L’Italia rimane nel G7 dei Paesi più industrializzati del mondo, aggrappata all’ultima posizione. È quanto emerso dal rapporto Scenari industriali del Centro studi Confindustria (Csc) presentato oggi. A livello europeo il Belpaese è la seconda potenza industriale, dietro la Germania. Una notizia positiva controbilanciata da una crescita economica ancora al di sotto dei livelli precedenti la crisi economica. L’Italia sconta inoltre un ritardo, nel recupero economico, rispetto agli altri Paesi dell’eurozona.

Secondo il Csc il differenziale tra Italia e media europea si è ridotto, rispetto all’1,5% del 2015, ma rimane comunque sensibile, allo 0,7% mentre la crescita registrata nel terzo trimestre 2017 è stata inferiore dell’1,8% a quanto registrato nello stesso periodo del 2011 e del 6,4% rispetto al primo trimestre 2008, il maggiore livello di espansione precedente la crisi.

Poco credito ed elevato costo del lavoro

Nonostante i segnali positivi emersi di recente, l’Italia e la sua industria scontano la conseguenza di un sistema creditizio ancora in convalescenza e un costo del lavoro elevato. Secondo lo studio il clup (costo del lavoro per unità di prodotto) è aumentato del 15,2% nei nove anni dal 2007 al 2016 mentre il credito alle imprese è cresciuto dello 0,2% nei primi sette mesi del 2017. Il confronto rispetto al 2011 sottolinea la mancanza di 45 miliardi di credito.

Occupazione colpita duramente dalla crisi

L’occupazione ha subito duri colpi dalla crisi economica e solo dalla primavera del 2015 si è registrato un miglioramento. Tra il 2007 e il 2015 sono andati perduti 800mila posti di lavoro, certifica il rapporto. Dalla primavera del 2015 l’occupazione è salita dell’1,5% mentre il monte ore lavorate è salito del 5,2% a causa del maggiore numero di ore lavorate.