Finanza Notizie Italia Credit Suisse, ecco perché il capitalismo di matrice famigliare ha salvato l’Italia e l’Europa (ricerca)

Credit Suisse, ecco perché il capitalismo di matrice famigliare ha salvato l’Italia e l’Europa (ricerca)

Le imprese a gestione famigliare sono più redditizie, generano più cash flow e sono meno indebitate. Inoltre, le performance di Borsa dal 2006 sono superiori rispetto alle omologhe gestite a livello non familiare. Lo attesta il Credit Suisse Research Institute in uno studio pubblicato oggi. Ecco perché il capitalismo famigliare ha rappresentato la marcia in più nel corso delle crisi passate

 

Lo ha certificato Credit Suisse: quando famiglia e impresa vanno a braccetto è meglio. Per quanto riguarda l’Italia, è stato il capitalismo di matrice famigliare, tratto tipico dell’industria tricolore ancor oggi, ad aver rappresentato la zavorra che ha permesso al Paese, ma anche all’Europa, di sopravvivere alla grande crisi economia dell’ultimo decennio e di poter ripartire con maggior forza in questi ultimi trimestri.

Credit Suisse Research Institute ha analizzato 1000 società a conduzione famigliare quotate in Borsa a livello globale. Secondo la ricerca della banca d’affari, quando le imprese sono gestite da una famiglia fanno molto meglio di quelle non a controllo famigliare, si concentrano più su una crescita di lungo periodo e i rispettivi rendimenti azionari sono stati superiori a quelli della categoria di riferimento.

E, notare bene, questa evidenza è stata riscontrato in maniera univoca in ogni settore e area geografica. Così il report:

“Le aziende di famiglia, dal 2006 hanno sovraperformato in media di circa 400 punti base l’anno i mercati azionari più ampi in ogni area geografica e in ogni settore. La performance finanziaria delle aziende familiari risulta superiore anche alle società omologhe che non sono a controllo familiare. Le imprese di famiglia sembrano inoltre concentrarsi più su una crescita di lungo periodo e i rispettivi rendimenti azionari sono stati superiori a quelli della categoria di riferimento”

 

 

Meglio in Borsa

Dall’inizio della serie storica nel 2006, le società a controllo famigliare hanno generato un rendimento cumulativo del 126%, sovraperformando così l’MSCI AC World Index del 55%, con un alfa annuale medio di 392 basis point.

 

 

Più redditizie e meno indebitate

Le aziende di famiglia evidenziano livelli superiori di crescita e redditività. La performance finanziaria di questa categoria di aziende risulta superiore a quella delle società omologhe non a controllo famigliare. Ad esempio a livello economico la crescita di ricavi ed Ebitda è più sostenuta, i margini sono più elevati e i rendimenti del cash flow sono migliori. L’insieme di questi elementi si riflette anche sulle dinamiche patrimoniali, infatti – si legge nella ricerca – le leve finanziarie sembrano più contenute.

In termine temporali poi, le aziende di famiglia evidenziano un approccio conservativo e a più lungo termine. Inoltre, i nuovi investimenti sono finanziati in ampia misura attraverso i flussi di cassa o il capitale proprio.

 

 

Più appetibili sul mercato

A livello di fondamentali lo studio ha riscontrato che le società di famiglia sono scambiate a un multiplo di 15,4x sull’EPS prospettico a 12 mesi, con un premio del 2% rispetto alle società non a controllo famigliare e ben al di sotto della media storica del 12%.

 

 

Il rischio della governance? Sopravvalutato

Secondo lo studio le imprese famigliari offrono una struttura di controllo meno disciplinata e un rischio insito nella natura stessa della conduzione famigliare: quello della successione. Tuttavia, riporta lo studio, questo rischio risulta essere storicamente sopravvalutato.

Il rapporto reputa che questo fatto sia imputabile non tanto alle sfide implicate dalla successione quanto al grado di maturità delle attività operative. Lo studio evidenzia inoltre che le aziende di famiglia più giovani tendono a essere small cap incentrate sulla crescita – uno stile di conduzione che negli ultimi 10 anni ha conseguito solide performance.

 

Italia campione in tema di capitalismo famigliare, ma non tutti gli indicatori sono a nostro favore

Dagli Agnelli ai Pesenti, dalla famiglia De Benedetti ai Benetton passando per Del Vecchio e Berlusconi. L’Italia è da generazioni campione in tema di capitalismo famigliare. Caratteristica che ha permesso -lo certificano i numeri snocciolati dall’istituto di ricerca Credit Suisse – al Belpaese di sopravvivere alle crisi di quest’ultimo decennio.

 

Dal 2006, le imprese con a capo una famiglia hanno in media sovraperformato le imprese non familiari in termini di performance azionaria in Germania, Francia, Italia e Spagna. In particolar modo per l’Italia, tra il 2006 e il 2016 la sovraperformance dei prezzi delle azioni delle imprese familiari italiane rispetto a quelle non familiari è stata in media dell’8% annuo rispetto al 6 per cento della Germania, il 7% della Francia e l’1 per cento della Spagna.

A frenare l’ottimismo, però, le scarse performance operative che hanno penalizzato l’Italia rispetto agli Paesi europei. Numeri alla mano, le imprese familiari tricolore non sono state in grado, infatti, di mantenere il passo delle public company (che comunque in Italia rimangono un numero limitato rispetto al resto) sia in termini di vendite (figura in basso) che di generazione di cassa.