Finanza Notizie Italia Consultazioni al via al Quirinale, mentre Ft torna su riforma pensioni. Parola a Fornero e Boeri

Consultazioni al via al Quirinale, mentre Ft torna su riforma pensioni. Parola a Fornero e Boeri

Nel giorno del via alle consultazioni al Quirinale per la formazione di un nuovo governo, l’FT torna a parlare del destino della riforma Fornero, che sia il M5S che la Lega vogliono azzerare dalla mappa italiana delle riforme. Il quotidiano britannico riporta i pareri di diversi esperti del settore, e dà voce alla stessa Elsa Fornero. Che precisa:

“Quella riforma non è avvenuta in condizioni normali. Volevamo impedire che nel corso dell’asta dei titoli di debito non si presentasse nessuno (ovvero che le aste in generale andassero deserte) – precisa – Ma lo scopo non è stato solo quello di risparmiare soldi e tagliare la spesa. Il punto era fare in modo che i cittadini comprendessero che le loro pensioni dipendono dai contributi che pagano e non dalla generosità dei politici“.

In una recente intervista a Il Sole 24 Ore, Fornero aveva avvertito:

“Senza le riforme, la spesa pensionistica arriverebbe al 20% del Pil entro due anni”. Lanciando un attenti ben preciso: “Attenti a non arretrare dall’assetto attuale, perché c’è una transizione demografica, oltre al debito pubblico, che non vi lasciano spazio.”

L’FT ricorda che il futuro della riforma Fornero- che è diventata in Italia simbolo dell’era di austerity inaugurata dal governo di Mario Monti – dipende a questo punto proprio dal risultato delle consultazioni in corso per la formazione di un nuovo esecutivo in Italia. Nel farlo, il quotidiano tende a sottolineare anche che più di un dubbio sta emergendo sulla capacità che sia il M5S che la Lega – o entrambi –  riescano davvero a mantenere la loro promessa di far finire la riforma nel dimenticatoio.

Gli avvertimenti non mancano. Così Riccardo Puglisi, economista presso l’Università di Pavia, intervistato dal Financial Times:

“La mia previsione è che ci sarà un intervento marginale, ma (la riforma Fornero) non verrà eliminata, in quanto sarebbe da pazzi, e non ci sono i soldi“.

Interviene anche il numero uno dell’Inps, Tito Boeri, che sottolinea come l’abolizione della legge costerebbe 20 miliardi di euro all’anno. 

Riferendosi al possibile azzeramento della riforma Fornero, Boeri afferma che “i costi diretti sul budget italiano sarebbero alti”. E “sarebbero ancora più alti i costi in termini di credibilità internazionale del paese”, se si considera che “quello è stato il nostro biglietto per evitare il collasso dei mercati e l’esplosione dello spread“.

Ma Alberto Bagnai, economista  e neo senatore eletto con la Lega, fa riemergere quanto accaduto in Italia: “Detto semplicemente, il duo Monti-Fornero ha provocato un double-dip del Pil italiano”: e questo, “perchè i loro modelli non considerano l’impatto dei tagli alle pensioni sulla domanda“.

Intanto, a dire altolà allo stop della riforma Fornero è stato nelle ultime ore anche Guglielmo Loy, presidente del comitato di indirizzo e vigilanza di Inps, a Genova per partecipare all’assemblea pre congressuale della Uil (sindacato di cui è stato segretario confederale). 

“Abbiamo sempre ribadito che la Fornero è stata una cattiva legge, perché parte da un presupposto sbagliato – ha detto Loy, stando a quanto riportato da Genova24.it– e cioè che le persone sono tutte uguali, che il loro rapporto con il lavoro è uguale, e invece, come sappiamo, ci sono condizioni molto diverse. Una legge rigida non riesce a fotografare il paese e, quindi, va modificata in questo senso. La Fornero deve essere resa più flessibile e bisogna comprendere le condizioni soggettive delle persone, aprendo a quella flessibilità necessaria per rispondere ad alcune emergenze sociali, quelle di chi non ha lavoro o di chi fa un lavoro pesante”.

Modificare la riforma, dunque, ma non abolirla:

“Abolirla significa non tener conto di un quadro più ampio e, cioè del quadro occupazionale. Noi dobbiamo mantenere saldo il principio che le pensioni si pagano con i contributi di chi oggi lavora, se le persone che lavorano oggi sono insufficienti dobbiamo tenere l’equilibrio ma rispondere a quelle emergenze sociali”.

Detto questo, recentemente il leader della Lega Matteo Salvini ha rincarato la dose e in un intervento a Porta a Porta ha detto di puntare ad abolire la legge Fornero entro il 2018.

“A regime, ci vorranno tre mesi, quattro mesi. Ma entro il 2018…”, ha detto.

Così come, in una intervista al Corriere del Trentino di qualche giorno fa il deputato 5 stelle Riccardo Fraccaro, rispondendo a un possibile asse con la Lega, ha tenuto a precisare che “gli elettori hanno espresso il loro consenso su temi specifici: taglio delle tasse, superamento della legge Fornero, abolizione dei privilegi e lotta alla disoccupazione. Sono alcuni dei punti sui quali convergere”.

Tornando all’arena politica, in vista delle consultazioni al Quirinale, le tensioni politiche si sono nel frattempo intensificate:

Luigi Di Maio ha invitato al dialogo, considerando “primo interlocutore” il Pd senza Matteo Renzi o, in alternativa, la Lega di Matteo Salvini. Esclusa Forza Italia di Silvio Berlusconi, e ribadita la condizione che sia lui, Di Maio, il premier.

Anche Salvini ha posto le sue condizioni: “Si parte dal centrodestra, dialogando anche con M5s ma senza veti”.

Forza Italia non ha tardato a manifestare la sua rabbia verso la posizione del M5S, attraverso le parole del presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani.

Tajani ha accusato Di Maio di ricorrere a “metodi antidemocratici” e di non mostrare ” rispetto per i quasi 5 milioni di cittadini che li hanno votati”. 

“Sono parole infantili, puerili – ha affermato Tajani – ma ogni volta che hanno attaccato Berlusconi Forza Italia ha aumentato i consensi“.