Notiziario Notizie Italia Aumento Banca Carige: piccoli azionisti all’ennesimo bivio, aderire o no?

Aumento Banca Carige: piccoli azionisti all’ennesimo bivio, aderire o no?

Continuità a rischio se dall’aumento di capitale non arriveranno risorse fresche per almeno 500 milioni di euro. E’ quanto riporta chiaramente il prospetto informativo della nuova ricapitalizzazione di Banca Carige, al via oggi. Ennesimo bivio per l’istituto ligure che è sotto il faro della Bce che ha richiesto il nuovo intervento sul capitale entro fine 2017 e nutre ancora forti dubbi circa la capacità futura dell’istituto di tornare profittevole senza ulteriori interventi, come ad esempio ulteriori tagli dei costi.

I piccoli azionisti, che rappresentano circa il 50% del capitale di Banca Carige, sono chiamati a dover affrontare il terzo aumento di capitale nel giro di 5 anni e i due precedenti (da 800 e 850 milioni rispettivamente) sono stati “bruciati” dai cali in Borsa. Dal loro comportamento dipenderà l’esito finale dell’aumento e la banca ligure conta molto sul sostegno dei piccoli risparmiatori, in larga parte composta da residenti in Liguria con un forte legame con la banca. L’ad Paolo Fiorentino si è detto ottimista su una risposta positiva dei retail.

Aderire sì o no?
In 5 anni il titolo è sceso del 95% e il rischio di rimanere nuovamente scottati è sempre elevato. Come sempre in questi casi l’investitore ha a disposizione diverse alternative a seconda del grado di fiducia sull’esito dell’aumento e in generale sulle prospettive della banca. La prima opzione è quella di un’adesione pro-quota all’aumento di capitale sottoscrivendo quindi tutti i diritti di opzione.
In alternativa, se si intende ridurre l’aggravio in termini di nuove risorse da investire, è possibile propendere per un’adesione parziale all’aumento sottoscrivendo solo parte dei diritti a disposizione e cedendo gli altri al prezzo di mercato. Solitamente la cessione è conveniente nei primi giorni dell’aumento perché il prezzo del diritto tende a scendere con l’avvicinarsi della scadenza.
Terza via è quella della non sottoscrizione dell’aumento, cedere tutti i diritti e vedere una conseguente forte diluizione della propria quota.

Liquidare tutto
Non va trascurata l’ultima possibile scelta per il singolo azionista, ossia quella di non aderire all’aumento e contestualmente uscire dal capitale cedendo le azioni in suo possesso. In tal modo andrà incontro a una forte perdita rispetto al valore di carico dei titoli, ma uscendo sarebbe immune dal rischio di futuri sviluppi negativi per la banca. Nel prospetto informativo si sottolinea come sia a rischio la continuità aziendale e, inoltre, anche se l’operazione andasse a buon fine, non è da escludere che la banca si trovi costretta in futuro ad attuare ulteriori iniziative di rafforzamento patrimoniale.