Finanza Notizie Italia Agromafia +30% in un anno, il marchio Mafia è un business milionario anche all’estero

Agromafia +30% in un anno, il marchio Mafia è un business milionario anche all’estero

Il marchio Mafia nelle tavole italiane è un business milionario che non conosce crisi. Il volume d’affari della cosiddetta agromafia sfiora i 22 miliardi di euro (21,8 miliardi), segnando un balzo del 30% nell’ultimo anno con la filiera del cibo, della sua produzione, trasporto, distribuzione e vendita che è divenuta una delle aree prioritarie di investimento della malavita. Lo afferma la Coldiretti in occasione della 23esima Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, abigeato, estorsioni, o il cosiddetto pizzo anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto, di guardiania e di caporalato alle aziende agricole sono gli ambiti di ingerenza più diffusi nella produzione agricola in Italia, secondo l’osservatorio promosso dalla Coldiretti con il procuratore Giancarlo Caselli alla guida il comitato scientifico.

La malavita si è appropriata, denuncia la Coldiretti, di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma anche compromettendo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy. Ma la malavita si è infiltrata anche nel lucroso business delle importazioni con quasi 1 prodotto agroalimentare su 5 che arriva in Italia dall’estero non rispetta le normative in materia di tutela dei lavoratori.

“L’agroalimentare è divenuto – afferma Coldiretti – una delle aree prioritarie di investimento della criminalità che ne comprende la strategicità in tempo di crisi”. Grazie ad una collaudata politica della mimetizzazione, le organizzazioni riescono a tutelare i patrimoni finanziari accumulati con le attività illecite muovendosi ormai come articolate holding finanziarie, all’interno delle quali anche i supermercati rappresentano efficienti coperture, con una facciata di legalità dietro la quale non è sempre facile risalire ai veri proprietari ed all’origine dei capitali.

Ma il marchio Mafia si estende anche fuori dai confini nazionali, dando il nome a ristoranti e prodotti. Dal caffè “Mafiozzo” stile italiano in Bulgaria, agli snack “Chilli Mafia” in Gran Bretagna, dalle spezie “Palermo Mafia shooting” in Germania fino alla salsa “SauceMaffia” per condire le patatine e quella “SauceMaffioso” per la pasta scovate a Bruxelles, capitale d’Europa. Nei giorni scorsi la Corte Ue ha accolto la richiesta dell’Italia di invalidare il marchio della catena di ristoranti spagnoli “La Mafia”, a danno dei veri prodotti agroalimentari Made in Italy. Un oltraggio considerato insopportabile da due italiani su tre (65%), secondo l’indagine Coldiretti/ixé. Il caso spagnolo non è però isolato poiché in tutto il mondo, dal Messico a Sharm El Sheik, dal Minnesota alla Macedonia, si trovano ristoranti e pizzerie “Cosa Nostra” mentre a Phuket in Thailandia c’è addirittura un servizio take-away. Ma nei diversi continenti ci sono anche i locali “Ai Mafiosi”, “Bella Mafia” e “Mafia Pizza”. E su internet è possibile acquistare il libro di ricette “The mafia cookbook”, comprare caramelle sul portale www.candymafia.com o ricevere i consigli di mamamafiosa con sottofondo musicale a tema.