Affitti: la pandemia scoraggia la domanda di posti letto nelle grandi città, si preferisce il monolocale

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Valeria Panigada

15 ottobre 2020 - 11:06

MILANO (Finanza.com)

Il posto letto non va più di moda nel mercato degli affitti a medio-termine. La pandemia sta rendendo sempre meno appetibili le stanze e gli appartamenti in condivisione, in quanto percepiti più rischiosi per la salute, privilegiando i monolocali. Lo rivela una ricerca condotta dalla tech company sugli affitti ZappyRent. In un anno la domanda di monolocali è passata dall’8% al 22% del totale delle richieste di prenotazione. A calare drasticamente, di contro, la domanda di stanze in appartamenti condivisi, che solo nel 2019 rappresentava il 59% delle richieste di affitto
a medio termine e che ora raccoglie solo il 34% delle domande.

"Il mercato degli affitti a medio-lungo termine – dichiara Lino Leonardi, fondatore e amministratore delegato di ZappyRent – sta vivendo un momento di enorme cambiamento, che vede la messa in discussione di modelli e prassi sia dalla prospettiva dei proprietari, sia per quanto riguarda gli inquilini".

 

Tonfo a Milano
Per chi punta ad affitti di breve e medio termine il monolocale, anche piccolo, viene percepito come una sicurezza maggiore rispetto alla condivisione di spazio con altre persone non congiunte. E così il posto letto in doppia o tripla, anche per brevi periodi, è sempre meno amato, nonostante sia decisamente meno costoso. Non tutte le città contraddistinte da un mercato immobiliare più dinamico stanno reagendo allo stesso modo. L’Occupancy Index elaborato da ZappyRent rivela che per quanto riguarda i posti letto e le stanze singole è Milano a soffrire di più. Nel capoluogo lombardo si è passati dall’80% di occupazione di posti letto nel 2019 al 29% di un anno dopo: un vero e proprio tonfo, legato anche alle dinamiche del fenomeno del South Working e della permanenza di molti lavoratori nelle loro città di origine.

Va meglio a Bologna, in cui studenti e lavoratori alla ricerca di alloggi tornano a respirare dopo anni di vera penuria immobiliare: qui si è passati dall’83 al 70% di occupazione per i posti letto e dal 97% al 71% per le stanze singole. Dati più critici quelli registrati nelle città d’arte per eccellenza, Roma e Firenze. Il tasso di occupazione delle stanze singole nella capitale è passato dal 71% al 48% in un anno, mentre nel capoluogo toscano si è calati dall’82% addirittura al 35%.

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