Pesanti ribassi a Wall Street, futures Dow Jones -360 punti. Sell su compagnie aeree, titoli reopening, hi-tech

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Laura Naka Antonelli

6 ottobre 2021 - 12:57


MILANO (Finanza.com)

Futures Usa negativi, con quelli sul Dow Jones che perdono più di 300 punti, dopo la sessione positiva dell'indice alla vigilia.

Ieri il Dow Jones Industrial Average è balzato di 311,75 punti a 34.314,67 punti, mentre lo S&P 500 è salito dell'1,05% a 4.345,72 punti; il Nasdaq Composite ha messo a segno un rialzo dell'1,25% a 14.433.83.

Alle 12.43 circa ora italiana, i futures sul Dow Jones cedono 360 punti (-1,06%), a 33.824 punti; i futures sullo S&P 500 arretrano dell'1,23% a 4.280 circa; i futures sul Nasdaq perdono l'1,45% a quota $14.442 circa.

Oggi è un altro giorno, segnato dalla paura della stagflazione, che attanaglia sempre di più il mondo intero: un mondo che è anche alle prese con una crisi energetica che rischia di zavorrare, con le impennate dei prezzi del petrolio, del gas naturale, e della benzina, la propensione alle spese da parte dei consumatori globali, frenando così la ripresa post Covid-19.

Attesa per la pubblicazione del rapporto occupazionale di settembre del settore privato Usa, che anticipa il report occupazionale generale, in calendario dopodomani, venerdì 8 ottobre.

Oggi i sell off colpiscono gran parte dei settori: giù i titoli delle compagnie aeree American Airlines e JetBlue, che scendono del 3% in premercato dopo il downgrade di Goldman Sachs, che ha citato come motivi di preoccupazione i prezzi del carburante più alti e il rallentamento della domanda nel breve termine.

Giù anche altri titoli delle società che hanno beneficiato finora più delle altre del reopening dell'economia globale. Male Boeing, General Electric e Ford.

Il rialzo dei tassi dei Treasuries penalizza il settore hi-tech, che assiste ai cali di Facebook, Amazon, Apple e Microsoft.

Dollaro solido, a discapito dell'euro, che viaggia sotto la soglia di $1,16, attorno a $1,1590, lievemente in recupero rispetto al minimo degli ultimi 14 mesi testato la scorsa settimana a $1,1563.

Lo yen rallenta al valore più basso in una settimana a JPY 111,64, non lontano dal minimo in 18 mesi di JPY 112,08 testato giovedì scorso.

Sullo sfondo, il timore di un default Usa, che potrebbe concretizzarsi nel caso in cui Capitol Hill non riuscisse ad alzare o sospendere il tetto sul debito entro la scadenza del 18 ottobre.

Il segretario al Tesoro Usa Janet Yellen ieri ha lanciato l'allarme sul rischio di recessione negli Stati Uniti in caso di default sul debito; nelle ultime ore, un appello a scongiurare il disastro è arrivato anche dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden, Joe Biden, che ha addossato la responsabilità dello stallo al Congresso ai repubblicani.

"Non solo i Repubblicani non stanno facendo il loro lavoro - ha tuonato - Ma stanno minacciando di usare il loro potere per impedire a noi di fare il nostro lavoro, ovvero di salvare l'economia da un evento catastrofico. Credo francamente che tutto ciò sia ipocrita, pericoloso, scandaloso".

Un eventuale "fallimento nel riuscire ad alzare il limite sul debito alimenterà dubbi sulla volontà del Congresso di onorare debiti che sono stati già contratti - non debiti nuovi - debiti che esistono già. E questo andrebbe a minare la sicurezza dei Treasuries Usa e lo status di riserva del dollaro in quanto moneta globale, su cui il mondo fa affidamento", ha continuato Biden.

Dopo la corsa successiva alla decisione dell'Opec+, i prezzi del petrolio tornano a perdere terreno: ieri i forti buy hanno portato il WTI ad avvicinarsi alla soglia di $80 al barile e il Brent ad avvicinarsi a quota $83. Oggi il contratto WTI perde lo 0,30% circa a $78,67 al barile, mentre il Brent arretra dello 0,20% a $82,38. Rimane tuttavia il timore di un global energy crunch, tanto che i prezzi del gas naturale avanzano di oltre il 2%, attorno ai $6,56, dopo aver superato la soglia di $6/MMBtu la scorsa settimana.

Sul mercato dei titoli di stato Usa, torna l'ansia da inflazione, con i tassi sui Treasuries decennali che superano la soglia dell'1,56%, oscillando ai massimi da giugno. I rendimenti avanzano di 3 punti base circa all'1,564%.

In crescita anche i tassi dei Treasuries a 30 anni, che vanno oltre il 2,1%.

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