Borsa Tokyo giù con -0,22%. Focus su petrolio, stangata Pentagono su Cina, JD.Com e rumor Pfizer

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Laura Naka Antonelli

4 dicembre 2020 - 07:48

MILANO (Finanza.com)

Azionario asiatico contrastato, con l'indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo, che ha chiuso in ribasso dello 0,22% a 26.751,24 punti. Piatta la borsa di Shanghai -0,05%, Hong Kong +0,18%, Sidney 0,+28%, rally di Seoul, che avanza dell'1,20%.

Sul sentiment pesa la decisione del Pentagono di inserire altre quattro società cinesi nella sua lista nera, fattore che riporta in Asia l'ansia della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina.

Le quattro società sono SMIC- Semiconductor Manufacturing International Corp -, China National Offshore Oil Corp; China Construction Technology Co. Ltd; China International Engineering Consulting Corp.

Il totale delle società cinesi incluse nella black list del Pentagono sale così a quota 35.

Il titolo SMIC è stato sospeso alla borsa di Hong Kong, dopo aver perso terreno nei primi minuti della seduta. Sotto pressione a Hong Kong anche le quotazioni di CNOOC, or China National Offshore Oil Corp., che perdono più del 2%. L'accusa è che le aziende raccolgano informazioni sensibili per conto dell'Esercito Popolare di Liberazione, ovvero per le forze armate della Repubblica Popolare Cinese e del Partito Comunista Cinese.

Attenzione a Hong Kong anche al rally del gigante cinese dell'e-commerce JD.Com, in rialzo di oltre +3%, dopo che Reuters ha riportato, citando alcune fonti, il piano per quotare JD Logistics a Hong Kong, in una Ipo che potrebbe valere fino a $3 miliardi.

Focus anche sui prezzi del petrolio, dopo che l'Opec+, alleanza tra paesi Opec e non Opec come la Russia, ha annunciato di aver deciso che, a partire dal prossimo gennaio, la produzione di petrolio crude sarà aumentata di 500.000 barili al giorno.

Questo significa che l'ammontare totale di tagli, all'inizio del 2021, scenderà a 7,2 milioni di barili al giorno, rispetto ai 7,7 milioni di barili al giorno di tagli in vigore dallo scorso agosto e ai tagli da 9,7 milioni di barili al giorno che l'alleanza aveva deciso lo scorso maggio, nell'ambito di una strategia tesa a risollevare le quotazioni del petrolio.

Positiva la reazione dei prezzi del crude: il contratto WTI sale dell'1,75% a $46,44 al barile, mentre il Brent fa +2,05% a $49,71 al barile.

Dal fronte macro, rese note vendite al dettaglio dell'Australia relative al mese di ottobre, salite su base mensile dell'1,4%, rispetto alla precedente flessione dell'1,1%.

Su base annua, il trend del dato è stato di un rialzo del 7,1%, rispetto al precedente incremento del 5,6%. Sullo sfondo pesano i rumor riportati dal Wall Street Journal secondo cui Pfizer sarebbe pronta a consegnare la metà delle dosi del vaccino anti-Covid-19 inizialmente previste, a causa di problemi nella catena dell'offerta. Il quotidiano ha riportato che il piano di Pfizer era quello di consegnare quest'anno fino a 100 milioni di dosi. Tuttavia, alcune componenti necessarie per lo sviluppo dei vaccini non hanno rispettato i parametri richiesti. In realtà, il colosso farmaceutico americano ha sempre detto pubblicamente che la sua intenzione era di consegnare 50 milioni di dosi quest'anno, e fino a 1,3 miliardi di dosi entro la fine del 2021. I rumor del Wall Street Journal hanno comunque colpito il sentiment dei mercati.

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