News Finanza Dati Macroeconomici Wall Street positiva, il petrolio si sfiamma. ‘Accordo Iran entro le prossime 72 ore’

Wall Street positiva, il petrolio si sfiamma. ‘Accordo Iran entro le prossime 72 ore’

Wall Street positiva, in attesa del nuovo intervento del presidente della Fed Jerome Powell al Congresso Usa, e con un’attenzione costante agli aggiornamenti della guerra tra la Russia e l’Ucraina. Il Dow Jones sale di 193 punti (+0,57%), a 34.084 punti; lo S&P 500 avanza dello 0,49% a 4.405, mentre il Nasdaq fa +0,22% a 13.782 punti. I tassi sui Treasuries a 10 anni sono in rialzo all’1,882%.

I prezzi del petrolio stanno facendo ora dietrofront, dopo la fiammata delle ultime ore, che ha portato il Brent a superare la soglia di $118 al barile per la prima volta dal febbraio del 2013, e il WTI balzare fino a $114,46. Entrambi i contratti sono saliti di oltre il 6%, prima di azzerare i rally. Alle 15.35 ora italiana, il WTI cede lo 0,88% a $109,59 al barile, mentre il Brent arretra dello 0,57% a $112,09 al barile. L’improvviso dietrofront si spiega con alcune indiscrezioni, secondo cui l’accordo con l’Iran sarebbe vicino, tanto che la firma potrebbe arrivare entro le prossime 72 ore. Con l’accordo, sul mercato tornerà il petrolio di Teheran, a vantaggio dell’offerta di oil.

In Ucraina i combattimenti sono entrati nella loro seconda settimana, dopo l’invasione annunciata e lanciata dalle forze russe di Vladimir Putin giovedì scorso, 24 febbraio. Gli ucraini continuano a difendere strenuamente la capitale Kiev, mentre pesanti bombardamenti colpiscono le città di Mariupol e di Kharkiv.

Intanto il ministero della Difesa russo, stando a quanto riportato dall’agenzia Tass, ha annunciato che le operazioni dell’esercito russo faranno “pause” per consentire l’evacuazione dei civili dall’Ucraina. “Siamo pronti a creare corridoi umanitari ovunque, in qualsiasi momento”.

Attesa per l’esito dei negoziati tra le delegazioni russa e ucraina: stando a quanto comunicato dal capo delegazione russo Vladimir Medinsky, l’incontro si terrà oggi nella regione di Brest, in Bielorussia.

“La situazione è molto fluida in Ucraina…Non sappiamo quale sia il fondo che i mercati toccheranno, ma continuiamo a ritenere che l’economia americana quest’anno riporterà una crescita al di sopra della media”, ha commentato alla Cnbc Scott Wren, senior global market strategist presso Wells Fargo Investment Institute.

Dal fronte macroeconomico sono arrivate nuove indicazioni sulla solidità dell’economia Usa e anche nuove conferme sul problema dell’inflazione galoppante.

Nella settimana terminata il 26 febbraio, il numero dei lavoratori americani che hanno fatto richiesta per ricevere le richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione è sceso di 18.000 unità a quota 215.000, al valore minimo delle ultime otto settimane, dunque in due mesi. Il dato è stato migliore delle attese degli economisti, che avevano previsto un calo limitato a 225.000 unità, rispetto alle 233.000 unità della settimana precedente (dato rivisto al rialzo).

La produttività degli Stati Uniti relativa al quarto trimestre è stata confermata in crescita del 6,6%, a un ritmo inferiore rispetto al +6,7% stimato. I costi unitari del lavoro sono balzati invece dello 0,9%, rivisti decisamente al rialzo rispetto al +0,3% inizialmente comunicato, a conferma dei timori legati all’aumento dell’inflazione.

Dopo aver parlato alla Camera dei rappresentanti Usa, il presidente della Federal Reserve Powell interverrà oggi al Senato. Nel suo intervento di ieri Powell ha confermato l’intenzione di aumentare i tassi di interesse a marzo, avvertendo che “l’impatto dell’invasione dell’Ucraina sull’economia americana è molto incerto”. Il banchiere centrale ha assicurato che “la Federal Reserve monitora attentamente i rischi di ulteriori pressioni al rialzo sulle aspettative dell’inflazione e sull’inflazione, considerando diversi fattori”.

Reso noto ieri il Beige Book, il rapporto sulle condizioni economiche degli Stati Uniti che la Fed pubblica otto volte l’anno, da cui è emerso che, dalla metà di gennaio, l’attività economica degli Stati Uniti è cresciuta a un ritmo tra il modesto e il moderato, e che le spese per i consumi si sono confermate in generale più deboli che nel rapporto precedente, a causa dell’impatto della variante Omicron.

“Molti distretti hanno segnalato che il balzo dei casi di Covid-19 ha temporaneamente interrotto le attività di business”.

Dal Beige Book è emerso anche che “l’ampia e solida domanda di lavoratori rimane ostacolata dall’altrettanta diffusa indicazione della scarsità della forza lavoro” e che “alcuni distretti hanno segnalato una accelerazione dei prezzi”, a conferma della fiammata dell’inflazione in Usa.

“Tutti i distretti – si legge ancora – hanno notato che i problemi delle catene di approviggionamento e il livello basso delle scorte continuano a frenare la crescita”.

C’è stato inoltre “un certo indebolimento delle condizioni finanziarie”, mentre “l’aumento dei costi input è stato citato come il fattore che ha interesato diverse industrie, e che particolarmente significativi sono stati anche gli elevati costi dei trasporti”.