Wall Street: previsto avvio sotto la parità all'indomani della Fed

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Aspettando il dow

21 marzo 2019 - 12:47

MILANO (Finanza.com) I futures sugli indici statunitensi si muovono in territorio negativo, suggerendo un avvio di seduta in calo per Wall Street. A circa due ore dalla partenza, il contratto sul Dow Jones scivola dello 0,30%, l'S&P500 cede lo 0,21% e il Nasdaq segna una flessione dello 0,18%.

Ieri sera la Fed ha lasciato i tassi di interesse invariati nel range compreso tra il 2,25% e il 2,50%, come da attese, ma ha sorpreso il mercato per quanto riguarda la guidance, indicando l'intenzione di non procedere ad alcuna stretta monetaria nel corso del 2019. Se a dicembre la mediana dei cosiddetti dots prevedeva due rialzi nel 2019, ieri la maggioranza dei membri ha praticamente annullato tale visione ed i tassi sono attesi fermi per l’intero anno, per poi essere ritoccati leggermente al rialzo nel 2020.

La seconda modifica importante riguarda invece la politica di riduzione del bilancio, per cui l’istituto guidato da Jerome Powell ha optato per un ridimensionamento graduale: a partire da maggio il ritmo di riduzione dei Treasury in portafoglio passerà da 30 miliardi di dollari al mese a 15 miliardi, per poi essere annullato a fine settembre. L’entità delle decisioni può essere compresa se si guarda alle nuove stime economiche. Il Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed, ha rivisto al ribasso le sue stime di crescita del Pil Usa per il 2019 a +2,1%, rispetto al +2,3% di dicembre. L'outlook sull'inflazione è stato tagliato di 0,1 punti percentuali all'1,8%.

La reazione del mercato è stata molto forte soprattutto sul comparto governativo, con il tasso a 10 anni sceso su nuovi minimi dell’anno intorno al 2,5%. Il dollaro si è anche deprezzato verso tutte le valute.

Oggi dal fronte macro sono previste le nuove richieste di sussidi alla disoccupazione, oltre che i leading indicators. Tra i titoli, attenzione ad Alphabet dopo che la Commissione europea ha inflitto una nuova multa, la terza per la precisione, pari questa volta a 1,5 miliardi di euro, per abuso di posizione dominante nella pubblicità su Google.

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