Turchia, Messico, Brasile, Russia: i 4 mercati emergenti nel mirino

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Daniela La Cava

24 agosto 2018 - 12:50

MILANO (Finanza.com)

Gli emergenti tornano sotto esame. Non solo perchè soggetti a una maggiore volatilità globale causata da timori legati all’imminente transizione dall’allentamento all’inasprimento quantitativo, ma anche perchè vulnerabili ai rischi specifici locali causati da fattori politici ed economici specifici. Uno scenario in evoluzione, di fronte al quale chi investe in titoli azionari e obbligazionari dei Paesi emergenti deve valutare i rischi specifici locali, oltre a quelli del mercato complessivo. E' di questo parere Ernest Yeung, gestore del fondo T. Rowe Price Emerging Markets Value Equity, che si focalizza su 4 Emergenti. 


TURCHIA


La Turchia viene attualmente considerata come molto rischiosa: il presidente Recep Tayyip Erdoğan, confermato in occasione delle elezioni presidenziali di giugno, sembra determinato nel perseguire politiche di crescita non ortodosse che a lungo termine incideranno negativamente sull’economia. L’opposizione di Erdoğan ad aumentare i tassi e l’evidente intenzione di avocare a sé il controllo della politica monetaria sottraendolo alla banca centrale hanno persuaso molti investitori a sottopesare la Turchia o ad evitarla completamente nel presente contesto. Negli ultimi mesi le azioni turche sono calate ai livelli più bassi degli ultimi nove anni, il rendimento dei titoli di Stato decennali di riferimento ha raggiunto i massimi storici e la valuta si è deprezzata sensibilmente. Non esistono indicazioni chiare sul momento in cui la situazione migliorerà e, pur non ritenendo la situazione turca in grado di tradursi in una più ampia correzione dei paesi emergenti, dovremo monitorare la situazione da vicino.


MESSICO


In modo analogo la vittoria di Andrés Manuel López Obrador (AMLO) nelle elezioni messicane di luglio alimenta in alcuni investitori preoccupazioni circa gli effetti delle sue politiche economiche di sinistra sul comparto aziendale del paese. Ad esse si aggiungono i timori attuali sull’andamento delle trattative con gli Stati Uniti e il Canada per rivedere l’Accordo nordamericano per il libero scambio (NAFTA). Il peso messicano si è gradualmente deprezzato con l’approssimarsi delle elezioni, rafforzandosi tuttavia quando AMLO ha sottolineato che non vi saranno shock dal lato della spesa né intromissioni nell’indipendenza della Banca del Messico. Resta da verificare se AMLO terrà fede alla parola data e si rimane in allerta circa gli effetti a lungo termine della sua elezione sull’economia del Messico, paese che tuttavia consideriamo meno rischioso della Turchia a breve termine.


BRASILE


In ottobre si terranno elezioni in Brasile, paese verso il quale gli investitori nutrono timori che riteniamo un po' esagerati. È chiaro che chiunque venga eletto alla carica di presidente dovrà affrontare il deficit fiscale nazionale se intende mantenere la stabilità macroeconomica, approvando necessariamente un esauriente disegno di legge di riforma delle pensioni. Consideriamo tale riforma probabile indipendentemente dal risultato elettorale, pertanto nutriamo un maggiore ottimismo circa il debito brasiliano, attualmente scontato dai mercati.


RUSSIA


Fuori dall’America meridionale, la Russia è un altro mercato che molti investitori valutano con cautela, soprattutto a causa di preoccupazioni legate agli effetti che ulteriori sanzioni degli Stati Uniti e di altri paesi occidentali possono avere sui prezzi dei titoli. Ciononostante i fondamentali russi sono ragionevolmente solidi: le riserve risultano pari al debito pubblico, la bilancia commerciale è solida e, in qualità di produttore di materie prime, il paese beneficia dell’aumento delle quotazioni petrolifere. La domanda da porsi è se le tensioni tra Russia e l'Occidente continueranno, traducendosi in ulteriori sanzioni, o se finalmente prevarrà il pragmatismo, con la ripresa di relazioni più normali. Al 15 giugno in Russia eravamo sovrappesati nelle strategie azionarie ma sottopesati in quelle obbligazionarie.

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