Guerra commerciale Usa-Cina, i tre possibili scenari secondo East Capital  

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Daniela La Cava

21 gennaio 2019 - 10:34

MILANO (Finanza.com)

 


La questione commerciale continua a tenere banco anche nel 2019. I mercati guardano da vicino ogni sviluppo nelle trattative tra Cina e Stati Uniti. E in questo scenario attendista il team di investimento Asia di East Capital si è soffermato sui potenziali scenari di esito delle discussioni commerciali la prima e la seconda potenza mondiale, con un focus sull’andamento dell’economia cinese.


Secondo gli esperti di East Capital, l'impatto delle discussioni tra Pechino e Washington, combinato con la riduzione della leva finanziaria strutturale su iniziativa del governo a partire dal 2017, è già molto visibile nei macro-dati cinesi. Ad esempio, la crescita del PIL nel terzo trimestre è stata del 6,5%, sui livelli più bassi degli ultimi 10 anni, e dovrebbe scendere a circa il 6% entro il primo trimestre del 2019. I dati di novembre sono stati particolarmente deboli. La produzione industriale è stata al minimo da novembre 2008, con un impatto sulla crescita delle esportazioni che è passata dal 15,5% in ottobre al 5,4% in novembre.


"Queste cifre - suggeriscono gli economisti - portano alla conclusione che quest’anno vedremo probabilmente un pacchetto di stimolo significativo, anche se il target generale del Pil potrebbe essere rivisto al ribasso. I dati portano anche a pensare che la Cina sia fortemente incentivata a risolvere la guerra commerciale. Di recente abbiamo riscontrato vari annunci che sostengono quest'ultimo punto di vista sostegno di quest’ultima tesi, come la riduzione dei dazi per le importazioni di automobili statunitensi in Cina dal 40% al 15% per 3 mesi".


I tre scenari possibili, secondo East Capital


Per quanto riguarda i dazi, East Capital tre scenari futuri. Nell’eventualità di un mantenimento della situazione attuale, con dazi al 10% su 200 milioni di dollari di importazioni cinesi, il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha stimato di recente un impatto del -0,7% sulla crescita del Pil nel 2019, compensato dalle misure di espansione, portando a un impatto netto sul Pil di -0,2%.


Se si assistesse a un inasprimento del livello e della portata dei dazi, l’impatto sarebbe peggiore (probabilmente intorno al -0,5%) e potremmo assistere ad una possibile svalutazione dello yuan. Inoltre, zavorrando l’economia cinese e i mercati, l’effetto negativo sarebbe percepito in maniera più forte a livello globale, soprattutto nell’ambito delle materie prime.


Lo scenario finale coincide con un accordo commerciale. Una soluzione di questo tipo potrebbe aprire le porta a un miglioramento del fragile sentiment dei Mercati Emergenti, insieme a una crescita economica con segno positivo e revisioni degli utili a livello globale, fattore che porterebbe afflussi significativi in entrata. Sarebbe proprio questo il caso della Cina, con l’indice MSCI China che tratta a 10,2 volte il rapporto prezzo/utili nel 2019, con una crescita del 14% degli utili per azioni (nella rilevazione in dollari).


"Nel complesso - concludono - riteniamo che un accordo si possa trovare dato che incentivi e pressioni in questa direzione vengono da entrambi i lati. Abbiamo tuttavia imparato negli ultimi anni quanto difficile sia prevedere gli aspetti geopolitici e di conseguenza continuiamo, insieme a tutti gli attori del mercato, a monitorare ogni aggiornamento.

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