Healthcare: M&A e Trumpnomics i driver del 2017

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Alessandro Piu

5 gennaio 2017 - 10:44

MILANO (Finanza.com)

Con Trump il settore farmaceutico in Borsa potrebbe ripartire. Riforme fiscali, rimpatrio dei capitali e taglio dell’Obamacare sarebbero, secondo Christophe Eggmann responsabile azionario healtcare di Gam, tra i fattori di maggior beneficio



Il settore healthcare statunitense, dopo una crescita praticamente ininterrotta tra il 2009 e il 2015 (oltre il 500% la performance dell’S&P di settore), ha perso dai massimi circa il 40%. Ben poca cosa rispetto alla corsa che ha preceduto la correzione. Parlare di depressione delle quotazioni dei titoli pharma è esagerato ma negli ultimi due anni il comparto non è riuscito a ripartire. Solo dopo l’elezione di Donald Trump c’è stato qualche sussulto nelle quotazioni.


Christophe Eggmann, responsabile dell’azionario healthcare di Gam (nella foto) sottolinea come “in termini di valutazioni, è ancora possibile posizionarsi, ai multipli più bassi di sempre, sia sulle operazioni del settore sanitario (al maggior sconto degli ultimi cinque anni) sia sui titoli biotecnologici”.



Inoltre la presidenza Trump “dovrebbe alleviare il timore degli investitori in materia di regolamentazione farmaceutica. Senza dubbio le discussioni sul prezzo dei farmaci continueranno a riempire le pagine di giornali, ma ci aspettiamo che la polemica feroce che ha colpito così negativamente il sentiment degli investitori venga meno. Non possiamo escludere nessun tipo di asso nella manica da parte dell’amministrazione Trump, soprattutto per l’abrogazione e la sostituzione dell’Obamacare. Senza dubbio, l’avvicendamento alla Casa Bianca ha gettato le basi per un re-rating del settore”.



La riforma del settore su cui tanto si è impegnato Barack Obama è già sotto pressione. “È tempo di realizzare le promesse, il primo passo è cancellare l’Obamacare” ha dichiarato il futuro vicepresidente degli Usa Mike Pence.



“Guardando al 2017, ci aspettiamo che gli investitori rimasti alla finestra tornino sul settore – riprende Eggmann - visto che il caso di investimento per il settore sanitario resta molto convincente, a maggior ragione nel contesto post-elettorale”.



Anche la politica fiscale promessa in campagna elettorale da Donald Trump dovrebbe beneficiare il settore healthcare: “La riforma del fisco per le imprese pensata da Trump include anche uno scudo fiscale per il rimpatrio dei capitali e, possibilmente, anche un credito fiscale permanente per la ricerca e lo sviluppo come parte del piano di incentivo all’innovazione. Crediamo che una tale ristrutturazione del fisco dovrebbe incontrare pochi ostacoli al Congresso. Sulla base dei dati societari e di mercato, seppure limitati, stimiamo che le aziende del settore detengano circa 150 miliardi di dollari di liquidità e circa 450 miliardi di utile all’estero. Sebbene sia difficile predire come e in quale misura la riforma fiscale possa influenzare le strategie aziendali, è stato messo in chiaro che oltre a restituire la liquidità agli azionisti, le società hanno anche un forte interesse nello sviluppo esterno dell’attività. Nuovi incentivi fiscali aumenteranno significativamente la loro flessibilità finanziaria e renderanno più interessanti potenziali divorzi tra le società, come quello di Pfizer e Johnson & Johnson. Per questo crediamo siano state gettate le basi per un ampio aumento delle attività di M&A nel periodo a venire”.


 

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