Un anno dopo la Brexit, Parlamento di Westminster bloccato: ricadute su premio al rischio e negoziati con Ue

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Alessio Trappolini

9 giugno 2017 - 11:15

MILANO (Finanza.com)


Parlamento di Westminster senza maggioranza all’indomani delle elezioni in Gran Bretagna. Quella dei Conservatori guidati da Therese May è definibile come una "vittoria di Pirro”: 315 seggi conquistati a fronte dei 261 (+31 rispetto a precedenti elezioni) dei Laburisti di Jeremy Corbyn, quanto basta per aggiudicarsi la vittoria ma non abbastanza per arrivare ai 326 seggi necessari per avere la maggioranza assoluta e dunque il controllo sul Parlamento.


 


Fra gli analisti interpellati dalla nostra redazione c’ è anche chi non esclude la possibilità di nuove elezioni. Paul Brain, head of fixed income di Newton Investment Management (BNY Mellon IM) sostiene che vi sia la “possibilità di una sfida alla leadership di Theresa May e quindi di nuove elezioni, ipotesi che prolungherebbero ulteriormente l’incertezza a livello politico e finanziario. Ci sarà probabilmente una diminuzione delle politiche di austerity, perché i Conservatori non saranno in grado di approvare ulteriori tagli alle spese”, ha commentato l’esperto.


Ma le conseguenze di questo sciagurato voto si limiteranno solo alla sfera della politica? Secondo Howard Cunningham, gestore specializzato in reddito fisso di Newton Investment Management (BNY Mellon IM), la possibile spinta alla spesa pubblica “avrà importanti ricadute sul mercato obbligazionario – ha spiegato il gestore – vi potrebbe essere una pressione al rialzo sui rendimenti e sulle emissioni dei Gilt. Inoltre, una coalizione di governo meno stabile potrebbe spingere gli investitori a richiedere un premio sul rischio più elevato, così le curve dei Gilt potrebbero irripidirsi”.


Obbligazioni, inflazione e moneta. Per gli esperti di BNY Mellon la spinta dei Laburisti sul Parlamento di Westminster “determinerebbe un aumento delle emissioni mentre un aumento degli stipendi minimi suggerirebbe un aumento dell’inflazione: entrambi fattori negativi per i bond”.


Dall’inflazione alla svalutazione della moneta il passo è breve. “Un calo nella sterlina è probabile, anche se a questo trend si oppone il fatto che la valuta è già relativamente debole”, sostiene Paul Brain, mentre il collega Paul Hatfield mantiene una posizione leggermente più morbida, “la sterlina si muoverà in linea con i flussi di notizie e le previsioni sugli esiti più plausibili delle negoziazioni sugli accordi commerciali con l’Ue”.


In tal senso, per quanto concerne la Brexit, a circa un anno dal referendum del 2016 il tema centrale rimane ancora quello dei negoziati con Bruxelles. “Con un parlamento diviso la posizione delle negoziazioni britanniche potrebbe essere meno netta, e sarà necessario più tempo perché si raggiunga un accordo su una posizione condivisa a livello domestico. Questo riduce la probabilità che l’accordo sia ottimale per tutte le parti in causa”, ha concluso Howard Cunningham.


 


 


 

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