Prodotti finanziari: il 39% dei Millennials li comprerebbe su piattaforme e-commerce e social network

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Valeria Panigada

11 aprile 2018 - 12:41

MILANO (Finanza.com)

Non solo libri, elettronica e abbigliamento. Comprare online dei prodotti finanziari piace a un risparmiatore europeo su tre. I più entusiasti sono i Millennials, vale a dire i giovani tra i 18 e i 34 anni, che considererebbero di farlo per il 39%, seguiti per il 34% dalla generazione X più adulta (35-54 anni). Sono queste alcune delle evidenze emerse dallo studio tra i risparmiatori europei sul tema della fiducia verso i nuovi colossi tecnologici, tra cui Facebook e Amazon, interessati a entrare nel settore del risparmio, e realizzato dall’istituto Demia per Assogestioni, in occasione del Salone del Risparmio in corso a Milano.

L’indagine, che ha preso in esame un campione di 5.000 risparmiatori in cinque paesi europei, evidenzia come l’uso delle tecnologie e delle piattaforme digitali nella gestione del proprio denaro siano un fenomeno destinato a crescere, secondo il 72% del campione. La ricerca fotografa le differenze generazionali nel rapporto con le tecnologie dedicate alla finanza personale con i Millennials che, al 56%, ritengono sufficiente uno smartphone per la gestione dei propri risparmi, percentuale che diminuisce al 45% per la generazione X.

A un confronto tra i paesi, emerge che l’Italia e la Spagna sono simili nel grado di apertura all’offerta di prodotti di risparmio e investimenti da parte degli colossi di internet: i connazionali lo considererebbero per il 44% e i cugini iberici per il 43%. La situazione si rovescia negli altri Paesi dove un segmento più limitato si dichiara interessato alle proposte della rete: Gran Bretagna (37%), Francia (30%) e Germania (26%).
Tuttavia, quando si tratta di decidere quale investimento fare, banche e consulenti finanziari sono le opzioni primarie: il 73% si rivolgerebbe, come prima scelta, al circuito tradizionale bancario, il 30% al proprio consulente di fiducia, il 22% al sito della banca, il 12% si rivolgerebbe ai prodotti di una Sgr e solo il 7,6% a una società non bancaria.

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