Tria blinda Bankitalia. Asse con Mattarella per riconfermare vicedirettore Signorini anche con no governo?

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Laura Naka Antonelli

11 febbraio 2019 - 09:27

MILANO (Finanza.com)

Azzerare i vertici di Bankitalia e Consob, come auspicano i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini? Arriva il no del ministro dell'economia Giovanni Tria, che blinda, in particolare, Palazzo Koch. Questo, mentre sulle sue spalle grava un altro compito: quello di fare l'ennesimo pellegrinaggio a Bruxelles - in occasione della riunione dell'Eurogruppo - e convincere l'Europa sulla legittimità del decreto varato dal governo M5S-Lega per risarcire i risparmiatori truffati. Un decreto che mette a disposizione 1,5 miliardi di euro di finanziamenti. Il sì dell'Ue non è affatto scontato, ma sia Di Maio che Salvini, in occasione dell'assemblea degli ex soci di Popolare di Vicenza a cui hanno partecipato lo scorso venerdì, non hanno dato poi molta importanza alla cosa.

In pieno clima di campagna elettorale - non solo per le elezioni in Abruzzo, che hanno consegnato la regione al centro-destra, ma anche per le imminenti elezioni europee di maggio - il vicepremier pentastellato Luigi Di Maio ha promesso:

"Noi abbiamo messo nella legge di bilancio i soldi a fine anno, siamo al 9 febbraio, questa è la settimana in cui si scrivono i decreti e si erogano i soldi".

"Sappiamo che ci sono resistenze dell'Unione europea: ce ne faremo una ragione. Questa gente ha diritto ai suoi soldi. Sono i loro, non sono di qualcun altro. Hanno ragione, è passato tanto tempo ma in otto mesi e mezzo abbiamo fatto quel che gli altri non avevano fatto per anni".

"Ogni volta che affrontiamo i problemi della concorrenza o i risarcimenti ci arrivano lettere dalla Commissione europea che dicono che dobbiamo preferire delle regole che, guarda caso, favoriscono sempre i più forti - ha continuato Di Maio - Come abbiamo detto prima con Matteo, ce ne freghiamo altamente. E dico un'altra cosa: ormai mancano tre-quattro mesi, questa Europa è finita, e queste lettere non arriveranno più. Siamo uno Stato sovrano che difende il risparmio, come dice la Costituzione e non difende le banche".

Oggi non è però solo il giorno in cui Tria va a Bruxelles nella speranza di promuovere il decreto. E' anche il giorno, 11 febbraio, in cui scade il mandato del vicedirettore generale di Bankitalia Luigi Federico Signorini, mentre il 10 maggio  scadranno i termini per l'altro vicedirettore generale di Bankitalia Valeria Sannucci e per il direttore generale Salvatore Rossi.

Il Corriere della Sera ricorda che la legge prevede che le nomine nel direttorio di Bankitalia, salvo quella del governatore, siano indicate dal Consiglio superiore della stessa Banca d'Italia e confermate con un decreto del presidente della Repubblica — «promosso» dal premier Giuseppe Conte e da Tria — una volta «sentito il Consiglio dei ministri».

"Dunque il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha diritto di confermare le nomine in direttorio anche se il parere del Consiglio dei ministri fosse negativo. E il governo non può indicare persone di sua preferenza. Se però semplicemente bloccasse le procedure di nomina omettendo di inviare al Quirinale un proprio parere sui nomi designati, violerebbe la legge italiana e le regole europee che garantiscono l'indipendenza delle banche centrali come condizione perché esse funzionino. La pressione da Bruxelles e da Francoforte sull'Italia, a quel punto, diverrebbe ogni giorno più forte".

Viene ventilata l'ipotesi di un Signorini bis frutto dell'alleanza Tria-Quirinale.

Facendo riferimento al ministro dell'economia, il quotidiano scrive che Tria "anche di recente si è confrontato al Quirinale e tra l'altro ha dall'inizio un ottimo rapporto con i vertici della Banca d'Italia. Il suo richiamo alla necessità di rispettarne l'indipendenza sarà anche «banale», come ha detto lui stesso, ma non suona casuale. Del resto la situazione nell'organo di guida operativa della Banca d'Italia resta delicata e una paralisi nelle nomine da qui a metà anno porterebbe a un direttorio con solo due componenti su cinque, di fatto messo nell'impossibilità di decidere e agire".

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