Riforma pensioni: Boeri, blocco a 67 anni costa 141 miliardi di euro

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Daniela La Cava

17 luglio 2017 - 10:27

MILANO (Finanza.com)

Rimane sempre in primissimo piano la riforma delle pensioni in Italia. Nel dibattito sul blocco a 67 anni dell'età pensionabile si è inserito anche il presidente dell'Inps, Tito Boeri. Quest'ultimo, in una intervista a "Il Sole 24 Ore", ha dichiarato che "bloccare l'età pensionabile a 67 anni dal 2021 in poi potrebbe costare 141 miliardi di euro di spesa in più da qui al 2035, quasi interamente destinati a tradursi in aumento del debito pensionistico implicito dato che l’uscita prima del previsto non verrebbe compensata, se non in minima parte, da riduzioni dell’importo delle pensioni". Il numero uno dell'istituto nazionale di previdenza ha anche sgombrato il campo dalla cifra circolata nell'ultimo periodo, dichiarando che "quel miliardo e duecento milioni di cui si parla in caso di mantenimento al 2019 del requisito di vecchiaia a 66,7 anni non esiste". E ha aggiunto: "Non è nelle simulazioni che stiamo preparando per il Governo, valutazioni che sono e restano riservate".

Secondo Boeri, bisogna valutare la reazione dei mercati di fronte allo smantellamento della riforma del 1996, che "abbiamo venduto in tutto il mondo come sostenibile perché basata su adeguamenti automatici alla longevità. "Senza QE - ha spiegato ancora Boeri - sarebbe legittimo aspettarsi effetti rilevanti sul costo del debito pubblico".

"Il blocco sull'età senza toccare i coefficienti di trasformazione mette in squilibrio il sistema", ha rimarcato Boeri nel corso dell'intervista pubblicata ieri sul quotidiano finanziario italiano aggiungendo che "visto che il flusso attuale vede in uscita pensioni miste, con una quota prevalente di calcolo ancora retributivo, i coefficienti di trasformazione hanno un ruolo marginale nel determinare il livello delle pensioni". "In prospettiva avremo invece un problema di pensioni troppo basse, soprattutto per le donne".

Immediata la replica di Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, rispettivamente presidente della commissione lavoro della Camera dei deputati e del Senato, che dichiarano dopo l'intervista di Boeri "è mossa da un presupposto inesistente che la rende inutile".
Nei giorni scorsi proprio Sacconi e Damiano hanno lanciato un appello al Governo e Parlamento, chiedendo di rinviare l'adeguamento dell'età di pensione all'aspettativa di vita. "Rivolgiamo un forte appello al Parlamento e al Governo per evitare che l’età pensionabile venga ulteriormente alzata nei tempi previsti dalla legislazione vigente che ha disposto, senza la usuale gradualità, la combinazione di una elevata età minima con il periodico adeguamento alla aspettativa di vita. Pur avendo una diversa collocazione politica ed anche differenti posizioni su vari aspetti delle politiche del lavoro e del welfare, ci unisce la ferma convinzione che si vada determinando una situazione insostenibile per la generazione già adulta all’atto dell’approvazione della manovra Monti Fornero, per le donne, la cui difficoltà di accedere alla pensione di anzianità contributiva è comprovata, e per i giovani che dovranno andare in pensione a quasi 70 anni", si legge in una nota.

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