Istat: nel 2017 1 italiano su 4 a rischio povertà, lieve miglioramento rispetto all'anno prima

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Alessandra Caparello

6 dicembre 2018 - 15:35

MILANO (Finanza.com)

Nel 2017 il 28,9% delle persone residenti in Italia è a rischio di povertà o di esclusione sociale secondo la definizione europea, in miglioramento rispetto al 2016 (30,0%). Lo rivela l’Istat nel suo consueto report sulle Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie relativo al 2017.

Istat: cala percentuale di persone a rischio poverà

Nel dettaglio, dice l’istituto nazionale di statistica, nel 2017 il 20,3% delle persone residenti in Italia risulta a rischio di povertà, cioè fa parte di famiglie il cui reddito disponibile equivalente nel 2016 è inferiore alla soglia di rischio di povertà pari a 9.925 euro. Il 10,1% si trova in condizioni di grave deprivazione materiale (in forte diminuzione rispetto al 12,1% dell’anno precedente), mentre l’11,8% (12,8% nel 2016) vive in famiglie a bassa intensità di lavoro, ossia in famiglie con componenti tra i 18 e i 59 anni che nel 2016 hanno lavorato meno di un quinto del tempo. Complessivamente, dice l’Istat, la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 28,9%, in diminuzione rispetto al 30,0% del 2016. Il Mezzogiorno resta l’area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (44,4%), seppur in diminuzione rispetto al 2016 (46,9%). Il rischio è minore e in calo nel Nord-est (16,1% da 17,1%) e, in misura meno ampia, nel Nord-ovest (20,7% da 21,0%). Nel Centro la quota è stabile al 25,3%. Permangono però forti disuguaglianze all’interno del Paese: le famiglie più benestanti hanno un reddito superiore di 5,9 volte quelli più poveri, mentre prima era superiore di 6,3 volte.

Associazioni consumatori sul piede di guerra

“I dati sulla povertà e sul disagio economico delle famiglie sono tutt’altro che rassicuranti e continuano ad essere lontanissimi dai valori registrati nel periodo pre-crisi”. Lo afferma il Codacons, commentando i numeri forniti oggi dall’Istat. “L’Istat ci dice che il 10,1% dei cittadini italiani nel 2017 si è trovato in condizione di “grave deprivazione materiale” – spiega il presidente Carlo Rienzi – Numeri letteralmente esplosi rispetto al 2010 quando, in piena crisi economica, il numero di soggetti in situazione di grave deprivazione materiale, secondo lo stesso istituto di statistica, si fermava al 6,9%. Questo significa che il disagio economico dei nuclei familiari italiani è peggiorato di anno in anno, e che la strada per combattere la povertà in Italia e tornare ai valori pre-crisi è ancora lunghissima” – conclude Rienzi. Della stessa idea Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori. "Anche se la percentuale è in leggerissimo miglioramento rispetto al 2016, si tratta di un dato non degno di un Paese civile, comunque peggiore rispetto al 2015, quando era il 28,7%". Il numero uno dell’associazione lancia così un appello al governo: “Serve anche una riforma fiscale che rimuova le cause della povertà. Per troppi anni si sono alzate le tasse che non rispettavano il criterio della capacità contributiva fissato dall'art. 53 della Costituzione: dall'Iva alle accise sui carburanti, dagli oneri di sistema della luce a quelli del gas. Dobbiamo smetterla, insomma, di chiedere soldi a chi li ha finiti!" conclude Dona.

Piccoli segnali incoraggianti” dice Federconsumatori, che però sottolinea come permangono profonde disuguaglianze nel Paese. Con l’occasione l’associazione condanna l’emendamento della Lega alla legge di bilancio, approvato in Commissione Bilancio, che riserva le agevolazioni solo agli italiani, escludendo le famiglie extracomunitarie dall’accesso alla carta sconti, discriminazione introdotta da un emendamento. “Una disparità inaccettabile” dice Federconsumatori “ in cui intravediamo i termini di incostituzionalità. L’art. 3 della Costituzione Italiana afferma, infatti, che: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Il provvedimento approvato ieri stravolge del tutto tale principio, mettendo a rischio i valori su cui si basa la nostra democrazia. Per questo chiediamo al Governo di stralciare tale emendamento”.

 

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