Governo al lavoro contro la liberalizzazione selvaggia: negozi chiusi nei festivi

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Alessandra Caparello

12 luglio 2018 - 17:14

MILANO (Finanza.com)

Fare shopping la domenica o nei festivi, specie per chi lavora, diventerà un lontano ricordo. Almeno se passerà il provvedimento di legge presentato in Parlamento del deputato pentastellato Davide Crippa, oggi sottosegretario allo Sviluppo economico.

Con il chiaro intento di porre un freno alla liberalizzazione selvaggia voluta dall’ex premier Mario Monti e Corrado Passera suo ministro dello Sviluppo economico. il testo di legge targato M5S in sostanza reintroduce un limite del 25% ai giorni festivi e alle domeniche nei quali non sarà consentito aprire le saracinesche di qualsiasi negozio commerciale. Ne aveva parlato poco tempo dopo la nomina a ministro del lavoro, Luigi Di Maio e ora la proposta potrebbe presto entrare in vigore.

Nessun limite allo shopping on line

La normativa oltre al tetto del 25% reintroduce i turni tra il personale, rimandando però agli enti locali la disciplina della materia, eccezione fatta per i comuni turistici e lo shopping on line che non sarà toccato dal divieto.
In particolare chi acquista on line potrà farlo quando vuole solo che si procede a ordinare nei giorni festivi, l’ordine partirà il primo giorno feriale successivo utile. La proposta di legge è stata dapprima presentata ai sindacati Cobas che, tramite Francesco Iacovone dell’esecutivo nazionale, hanno espresso soddisfazione.

Il commento della Confcommercio

Anche il presidente di Federazione moda Italia e vicepresidente di Confcommercio Renato Borghi ha plaudito la proposta di legge.

"Condividiamo in pieno l'ipotesi di un intervento di regolazione delle aperture festive nel commercio. Il decreto Salva Italia di Monti che ha deciso la liberalizzazione completa delle aperture dei negozi non ha portato vantaggi alle nostre imprese né tanto meno stabile occupazione, ma abbiamo solo visto le nostre entrate spalmarsi su sette giorni nella settimana anziché sei. Ciò di cui oggi si ricomincia a dibattere - prosegue Borghi - non è solo una questione di commercio ed economia: dentro la liberalizzazione c’è la pretesa di dire che ogni giorno della settimana equivale ad un altro. Affermare che non c’è un giorno speciale nella settimana o qualche giorno speciale all’interno di un anno, vuol dire ridurre a zero una delle idee più significative della storia dell’uomo. Dire che la domenica è un giorno uguale a tutti gli altri equivale ad affermare che il tempo dell’uomo è al servizio di un solo valore, il lavoro e negare che il tempo e quindi la nostra vita sono segnati da compiti diversi e fondamentali della persona: lavorare ma anche valorizzare il concetto di un tempo condiviso e condivisibile con altri e con Altro”.

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