Economia non osservata pari al 12,4% del Pil, il lavoro irregolare rimane una costante

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Valeria Panigada

12 ottobre 2018 - 11:02

MILANO (Finanza.com)

economia non osservata, lavoro
In Italia l’economia non osservata, vale a dire il sommerso e le attività illegali, cresce. Secondo i dati rilevati dall'Istat, nel 2016 questa economia nascosta è salita dell'1,2% attestandosi a poco meno di 210 miliardi di euro. Ma, seppur in crescita, mostra una dinamica più lenta rispetto al complesso del sistema produttivo. La sua incidenza sul Pil del paese quindi si è ridotta di 0,2 punti percentuali fermandosi al 12,4%. Questa flessione si aggiunge a quella già registrata l'anno prima, confermando così la tendenza alla discesa dell’incidenza della componente non osservata dell’economia sul Pil dopo il picco del 2014.

Nel dettaglio, il valore aggiunto generato dall’economia sommersa ammonta a poco meno di 192 miliardi di euro, quello connesso alle attività illegali a circa 18 miliardi. Un diverso perso che si conferma anche guardando da vicino la composizione dell’economia non osservata: la sotto-dichiarazione pesa per quasi il 46% del valore, mentre la restante parte è attribuibile per il 37% all’impiego di lavoro irregolare, per il 9% alle altre componenti (fitti in nero e mance) e per un altro 9% alle attività illegali.

Il lavoro irregolare rimane diffuso
Si contano 3 milioni e 701 mila lavoratori in condizione di non regolarità. Seppur in lieve diminuzione rispetto al 2015, il dato conferma che il ricorso al lavoro non regolare da parte di imprese e famiglie è una caratteristica strutturale del mercato del lavoro italiano. Ed è diffuso soprattutto nel settore dei Servizi alle persone (47,2% nel 2016), ma risulta significativo anche nei comparti dell’Agricoltura (18,6%), delle Costruzioni (16,6%) e del Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (16,2%).

Aumenta l’economia illegale
Le attività illegali hanno generato un valore aggiunto pari a 16,7 miliardi di euro, con un incremento di 0,8 miliardi rispetto all’anno precedente. L’incremento complessivo è determinato dal traffico di stupefacenti il cui valore aggiunto è salito a 12,6 miliardi di euro (+0,8 miliardi rispetto al 2015).

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