Consumi non ripartono: persi 47 miliardi da livelli pre-crisi, catastrofe se aumentasse l'Iva

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Valeria Panigada

19 giugno 2017 - 15:43

MILANO (Finanza.com)

consumi

La ripresa dei consumi in Italia stenta a partire. E' ciò che rileva uno studio condotto da Cer Eures per Confesercenti, secondo cui nonostante due anni di miglioramento dell'economia, i consumi finali degli italiani sono ancora abbondantemente al di sotto dei livelli registrati prima della recessione: al netto dell’inflazione, nel 2016 i consumi sono ancora inferiori del 4,8% ai livelli pre-crisi (2007), per circa 47 miliardi di euro in meno in valori assoluti. Continuando ai ritmi attuali, si tornerà ai livelli di consumi del 2007 solo nel 2020.

In questo quadro, Confesercenti tira un sospiro di sollievo per l’annuncio del blocco delle clausole di salvaguardia (ossia l'aumento automatica dell'Iva). L’aumento Iva previsto, infatti, avrebbe frenato ancora di più la ripresa dei consumi e la crescita del Pil. Se si procedesse all’innalzamento delle aliquote, si perderebbe a regime 8,2 miliardi di consumi: si tratta di circa 305 euro di spesa in meno a famiglia. Sul prodotto interno lordo, invece, l’impatto negativo ammonterebbe a -5 miliardi di euro. L’effetto atteso sui prezzi, infatti, è di un aumento dello 0,7%. Una stangata che secondo le analisi di Confesercenti si trasformerebbe quasi completamente in contrazione di spesa.

L’aumento dell’Iva penalizzerebbe i consumatori italiani anche nel confronto europeo: dal punto di vista dell’imposizione sui consumi l’Italia si colloca tra le prime posizioni nel panorama internazionale, seconda solo alla Svezia, paese noto per l’elevata pressione fiscale come il resto dei paesi scandinavi. Sommando la tassazione dei consumi nelle forme vigenti oggi, si ottiene per l’Italia un valore dell’11,7% del Pil, in salita dal 10,3 registrato nel 2008. E che si confronta con l’11% della Francia, fino al ben più modesto 9,5 per cento osservato in Spagna.

Anche in assenza dell’aumento Iva, le difficoltà vissute dal mercato interno in questi dieci anni di crisi non hanno mancato di incidere sul tessuto imprenditoriale italiano di tutti i settori. Escludendo le libere professioni, dal 2007 ad oggi, imprenditori, lavoratori in proprio e collaboratori familiari sono passati da 4,3 milioni a 3,7, con una perdita secca superiore alle 600mila unità. La crisi del mercato interno ha colpito soprattutto le Pmi del commercio, che sono state letteralmente decimate: tra il 2011 ed il 2016, ci sono state ben 267mila chiusure, in media 122 al giorno. Fa eccezione il commercio in franchising, che nel 2016 ha realizzato un fatturato complessivo di oltre 24 miliardi di euro, registrando una crescita dello 0,5% rispetto all’anno precedente.

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