Buoni pasto: serve una nuova riforma. Appello al ministro Luigi Di Maio

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Alessandra Caparello

12 ottobre 2018 - 15:56

MILANO (Finanza.com)

Il sistema dei buoni pasto è fuori controllo e deve essere rifondato. Così in una nota congiunta Fipe - Federazione Italiana Pubblici Esercizi, FIEPeT-Confesercenti, Ancc-Coop, Ancd-Conad, Fida - Federazione Italiana Dettaglianti Alimentari, Federdistribuzione che si appellano al ministro Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Di Maio affinchè convochi un tavolo finalizzato a rifondare il mercato dei buoni pasto.

Fallimento QUI!Group la punta del’iceberg

Gli ultimi fatti di cronaca hanno portato alla luce il fallimento della società Più Buono Srl - partecipata al 90% da Qui! Group per debiti che ammontano a 325 milioni di euro. Da qualche giorno si parla di una cessione della società e uno dei soggetti che potrebbe prendere la guida della Più Buono sarebbe il fondo americano Kkr. “Il fallimento di QUI!Group” dicono le sigle – “è solo la punta di un iceberg che nasconde molte altre insidie per gli utilizzatori dei buoni pasto e per le migliaia di imprese della ristorazione e del dettaglio alimentare che ogni giorno sono chiamate a misurarsi con questo servizio”.

L’appello al ministro Di Maio

Da qui l’appello a che il vicepremier e Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio convochi un tavolo che coinvolga tutte le associazioni della ristorazione e del dettaglio alimentare". Nella nota si mette in luce come in questi ultimi anni sono stati numerosi gli interventi normativi per mettere argine alle innumerevoli distorsioni del mercato, ma occorre prendere atto che nessuno è stato risolutivo e che, al contrario, il sistema continua a peggiorare. Il livello delle commissioni a carico della rete degli esercizi convenzionati ha ormai sfondato, in alcuni casi, la soglia del 20%. “Non c’è altro Paese in cui sui buoni pasto le cose funzionino così” si legge.

Le sigle poi indicano le condizioni a cui dovrebbe sottostare il nuovo sistema dei buoni pasto:

  • fine dell’affidamento attraverso gare di appalto che riducano il valore nominale del buono pasto lungo tutta la filiera;
  • un tetto massimo alle commissioni agli esercenti, con valori analoghi a quelli praticati in altri Paesi europei;
  • rating di affidabilità per le società emettitrici;
  • fondo di garanzia per la tutela dei pagamenti alle imprese convenzionate;
  • contratti chiari e trasparenti tra emettitori ed esercizi convenzionati;
  • Pos unico per assicurare il vero sviluppo del buono pasto elettronico.

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