Bond banche venete e quell'alert di JP Morgan: l'esposizione della Regione Lombardia che fa paura

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Laura Naka Antonelli

20 marzo 2017 - 12:01

MILANO (Finanza.com)

Le banche venete hanno deciso di bussare alla porta dello Stato. Popolare di Vicenza e Veneto Banca hanno infatti chiesto, così come ha fatto Mps, l'autorizzazione delle autorità di regolamentazione, Bce in primis, a ricorrere all'istituto di ricapitalizzazione preventiva. Una strada non facile, come ha avvertito qualche giorno fa la stessa JP Morgan, per voce del suo strategist Axel Finsterbush, strategist di JP Morgan, che aveva anche invitato i detentori dei bond senior a vendere le obbligazioni. 

Ancora prima dell'annuncio dell'intenzione di chiedere gli aiuti di Stato, Finsterbush aveva avvertito che sarebbe stato difficile, per le due banche, riuscire a ottenere dall'Unione europea il via libera a un salvataggio sotto forma di ricapitalizzazione precauzionale:

"Ormai si pensa che tutti gli istituti possano affidarsi alla ricapitalizzazione precauzionale, ma questa opzione è una eccezione", aveva dichiarato lo strategist a Bloomberg.  E tanto più, aveva aggiunto, sarebbe un'eccezione nel caso delle due banche, che non hanno un valore e dunque neanche un pericolo sistemico.

Lo strategist era stato chiaro: il rischio di un no dell'Ue alla ricapitalizzazione preventiva non sarebbe incorporato nei bond senior. Così, JP Morgan aveva consigliato ai detentori di liberarsi dei bond senior, a rischio di bail-in.

Ora, arrivano le indiscrezioni de Il Fatto Quotidiano su quel carico di bond delle banche venete che peserebbe sulle casse di Finlombarda, la cassaforte della Regione Lombardia:

"Oltre 150 milioni investiti in obbligazioni bancarie oggi a rischio svalutazione, secondo quanto ilfattoquotidiano.it è in grado di documentare. Sono giorni difficili per Finlombarda, la cassaforte della Regione Lombardia, che finisce sotto accusa per le scelte fatte negli ultimi anni. Come i 96 milioni di fondi regionali finiti attraverso la società finanziaria in bond della Popolare di Vicenza e i 36 milioni in bond di Veneto Banca, i due istituti di credito veneti di cui tutto si può dire tranne che se la passino bene. Il dato, riferito al 31 dicembre 2016, è contenuto nella risposta a un’interrogazione del consigliere regionale del M5S Stefano Buffagni. In totale sono 132 milioni di euro, quasi un quinto dei circa 750 milioni di fondi di Regione Lombardia che vengono gestiti da Finlombarda, ma che non compaiono nell’attivo di bilancio della società del Pirellone".

Ancora Il Fatto Quotidiano:

"Oltre ai 132 milioni che arrivano dai fondi della regione, in obbligazioni dei due istituti sono stati investite anche risorse provenienti dall’attivo di bilancio della stessa Finlombarda: 18,3 milioni per la Popolare di Vicenza e 7,2 per Veneto Banca. Quando quest’ultimo dato è stato diffuso qualche settimana fa a seguito di un’altra interrogazione dei Cinque Stelle, l'assessore lombardo al Bilancio Massimo Garavaglia ha difeso le scelte della finanziaria tagliando corto: "Quelle acquistate da Finlombarda sono obbligazioni senior, fortemente garantite"

Eppure JP Morgan ha lanciato l'allarme proprio su questi bond.

Intanto, alla domanda sul ruolo del Fondo Atlante nel salvataggio delle due banche venete, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, così ha risposto il presidente di Fondazione Cariplo e presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti, parlando ai giornalisti a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico del Politecnico di Milano Bovisa.

"Siamo confidenti che Atlante farà le cose migliori per salvare il sistema bancario". Aggiungendo: "Nelle due banche venete qualcuno ha detto di mettere dei soldi e di certo non è stato un usciere, non è una scelta in autonomia. Atlante si è comportato al meglio e continuerà a farlo. Siamo confidenti che le decisioni che saranno prese saranno le migliori nell'interesse di Atlante e del sistema bancario".

Lo scorso ottobre Guzzetti - che, ricordiamo, è tra i padri fondatori del fondo Atlante - aveva espresso tutta la sua delusione per la gestione del veicolo che avrebbe dovuto reggere sulle sue spalle i problemi delle banche italiane. Guzzetti aveva addirittura ammesso che "sarebbe stato meglio se non avessi partecipato".

Allo stesso tempo, Guzzeetti aveva sottolineato che il fondo Atlante aveva impedito che la situazione di due banche "ad altissimo rischio" (ovvero proprio Pop Vicenza e Veneto Banca) trascinasse "nel suo fallimento l’intero sistema bancario italiano".

Tuttavia, ormai il fondo, che ha salvato i due istituti, avrebbe in cassa appena 1,7 miliardi di euro, meno della metà di quei 5 miliardi di euro di cui Pop Vicenza e Veneto Banca hanno bisogno secondo i dettami della Bce, per rendere possibile l'operazione di fusione a cui ambiscono.  Di qui, la decisione di far ricorso alla ricapitalizzazione preventiva, e dunque di bussare alla porta del Tesoro nella speranza di poter attingere al fondo creato con il decreto salva banche, del valore di 20 miliardi (miliardi che devono servire anche per la ricapitalizzazione di Mps).

Lo stesso Carlo Messina, numero uno di Intesa SanPaolo, a chi gli chiedeva se il fondo Atlante avrebbe messo altri soldi nei due istituti, aveva detto lo scorso venerdì:

"Atlante è pronta a comprare le sofferenze. Francamente mi sembra che più di quello che ha fatto non possa fare".

Insieme a UniCredit, Intesa è il principale contribuente del fondo, avendo versato 845 milioni.

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